
La poesia vera è magia sonora e
il piacere che dà a chi la ama
è un piacere sensuale..
Patrizia Valduga - Foto di Patrizia Ercole ©

La poesia vera è magia sonora e
il piacere che dà a chi la ama
è un piacere sensuale..
Patrizia Valduga - Foto di Patrizia Ercole ©

Amar: Fechei os olhos para não te ver
e a minha boca para não dizer…
E dos meus olhos fechados desceram lágrimas que não enxuguei,
e da minha boca fechada nasceram sussurros
e palavras mudas que te dediquei…
O amor é quando a gente mora um no outro.
autore sconosciuto
Amare: Ho chiuso gli occhi per non vederti
e la mia bocca per non dire …
E dai miei occhi chiusi sono scese lacrime che non ho asciugato,
e dalla mia bocca chiusa sono nati sussurri
e parole mute che ti ho dedicato …
L’amore è quando noi abitiamo l’una nell’altro.
traduzione Patrizia Ercole
La sua notorietà è dovuta principalmente al libro In a Different Voice: Psychological Theory and Women’s Development (1982), da più parti riconosciuto come una pietra miliare del pensiero della differenza, in cui critica la ricerca di Lawrence Kohlberg – di cui era stata allieva e collaboratrice – sullo sviluppo morale dei bambini: quello studio concludeva che le femmine raggiungevano un livello di sviluppo morale mediamente più basso dei maschi. Il metodo di Kohlberg consisteva nell’intervistare 72 bambini sul modo in cui avrebbero risolto una controversia morale. Questa è la storia che presentava loro:
Heinz ruba la medicina
“In Europa una donna era vicina alla morte per una rara forma di cancro. C’era una medicina che i dottori ritenevano potesse curarla: era una forma di radio che il farmacista aveva recentemente scoperto. La medicina era costosa da preparare ed inoltre il farmacista caricava 10 volte il costo di preparazione. Egli pagava 200$ per il radio e chiedeva 2000$ per una piccola dose di medicina. Il marito della donna malata, Heinz, andò in giro a chiedere in prestito denaro, ma raccolse soltanto 1000$, metà del costo. Recatosi dal farmacista gli disse che sua moglie stava morendo e gli chiese di pagare meno la medicina o di dare la differenza successivamente. Ma il farmacista disse: “No, io ho scoperto la medicina e ho intenzione di guadagnarci.”. Così Heinz si disperò e rubò la medicina. Avrebbe dovuto farlo?”
La Gilligan sostenne che i risultati di Kohlberg erano distorti perché i partecipanti alla ricerca erano prevalentemente maschi, e il metodo di valutazione dei punteggi riportati, utilizzato di conseguenza, tendeva a privilegiare un modo di pensare più comune tra i ragazzi, a scapito di un’argomentazione morale concentrata sulla relazione, più riconducibile alla sensibilità delle ragazze: quanto affermiamo comunemente sulla moralità del bambino o dell’adolescente pretende di avere valore universale e invece – questa la posizione della Gilligan – riguarda esclusivamente l’esperienza maschile: è in riferimento alla differenza dallo standard maschile, che il pensiero morale femminile è considerato meno evoluto. In conseguenza di tali critiche, Kohlberg riconobbe delle ragioni per una revisione dei metodi di calcolo dei punteggi, dopo la quale i punteggi di maschi e femmine furono misurati di nuovo.
Il lavoro della Gilligan, che nasce da storie di donne alle prese con un dilemma etico, costituì la base per quella che è conosciuta come l’etica della cura, una teoria dell’etica che si contrappone alla cosiddetta “etica della giustizia”.
È stato osservato che il titolo con cui il libro uscì in Italia (“Con voce di donna”) non rendesse il pensiero dell’autrice: la “voce differente” di cui parla non è tanto quella della donna; è quella che privilegia, ad esempio, la relazione alla competitività; e sebbene nella civiltà occidentale essa sia appannaggio delle donne più che degli uomini, la liberazione di entrambi i generi dalla rigidità dei ruoli tradizionali della società patriarcale (ruolo oblativo di cura per la donna; ripiegamento individualista su sé stesso per l’uomo) passa attraverso la valorizzazione, da parte degli uomini come delle donne, di quella “voce”: che rappresenta, in definitiva, un modo diverso di parlare della condizione umana, capace di decostruire i dualismi socialmente costruiti e mantenuti.
Carol Gilligan (New York, 28 novembre 1936 – vivente) è una psicologa americana. Femminista, studiosa di etica, ha approfondito problemi di etica legati al gender. È professore di Psicologia evolutiva alla Graduate School of Education dell’Università di Harvard.
Con voce di donna. Etica e formazione della personalità, Feltrinelli – http://it.wikipedia.org/wiki/Carol_Gilligan

Apaga-me os olhos, ainda posso ver-te.
Tranca-me os ouvidos, ainda posso ouvir-te,
e sem pés posso ainda ir para ti,
e sem boca posso ainda invocar-te.
Quebra-me os ossos, e posso apertar-te
com o coração como com a mão,
tapa-me o coração, e o cérebro baterá,
e se me deitares fogo ao cérebro,
hei-de continuar a trazer-te no sangue.
Rainer Marie Rilke, in Livro das Horas

Cominciò a mescolare il caffellatte col cucchiaino. Il liquido arrivava fino all’orlo, sollevato dall’azione violenta dell’utensile di alluminio. Il bicchiere era ordinario, il bar scadente, il cucchiaino opaco, consumato dall’uso. Si udiva il rumore del metallo contro il vetro. Tin, tin, tin, tin. E il caffellatte girava e rigirava, con un gorgo nel mezzo. Un Maelstrom. Io ero seduto di fronte. Il bar era affollato. L’uomo continuava a girare e rigirare, immobile, sorridente, e mi guardava. Qualcosa mi si rivoltava dentro. Lo guardai in modo tale che si sentì in obbligo di giustificarsi:
— Lo zucchero non si è ancora sciolto.
Per dimostrarmelo dette dei colpetti sul fondo del bicchiere. Subito riprese con rinnovata energia a mescolare metodicamente il beveraggio. Gira e rigira, senza fermarsi mai, e il rumore del cucchiaino sul bordo del vetro. Tan, tan, tan. Di seguito, di seguito, senza posa, eternamente. Gira, e gira, e gira, e rigira. Mi guardava sorridendo. Allora estrassi la pistola e sparai.
Max Aub da “Delitti esemplari” ed.Sellerio
Max Aub Poco conosciuto in Italia, Max Aub fu uno dei più creativi e straordinari personaggi del mondo letterario spagnolo del 900. In realtà non era spagnolo e la sua attività si svolse soprattutto in esilio, nel Messico: ma deliberatamente egli scelse di essere scrittore iberico, adottando il castigliano come lingua di creazione. Nato a Parigi nel 1903 da padre tedesco e da madre francese, nel 1914 si trasferisce con la famiglia a Valencia, dove, terminati gli studi, partecipa alla vita letteraria ed artistica della città, dirigendo il Teatro Universitario e il giornale socialista Verdad. Nel 1937 è nominato addetto culturale presso l’Ambasciata spagnola a Parigi: qui, nel 1939, viene arrestato con l’accusa di comunismo e rinchiuso in un campo di concentramento. Dopo tre anni di prigionia, nel 1942 riesce fortunosamente ad evadere e si rifugia in Messico, ove dà inizio ad una intensa attività teatrale, letteraria e cinematografica. Dopo due viaggi nostalgici in Spagna e in Israele, muore a Città del Messico il 23 luglio 1972. La produzione letteraria di Aub fu vastissima e importante: poesia, giornalismo, critica, teatro, cinema, narrativa. Notissimi soprattutto sono i suoi romanzi imperniati sulla guerra civile spagnola, riuniti sotto il titolo Labirinto magico e quelli sulla vita di costume madrileno Le buone intenzioni e La strada di Valverde. Ma accanto alla prosa seria e impegnata, Aub coltivò sempre il genere satirico, umoristico; creò un suo piccolo ed eccentrico mondo di serissima mistificazione, di beffe che poi non lo erano affatto. Non c’è, in questi scritti, nessun moralismo, nessuna chiamata di responsabilità: solo un desiderio puro d’ironia, di divertimento, e una personale, irresistibile forma d’anarchia verso qualsiasi tipo di società. La verità è che Max Aub fu sempre un grande esiliato senza patria, senza nazionalità, anche se spiritualmente volle sentirsi spagnolo. Ma la Spagna ufficiale non poteva certo compiacersi di uno scrittore che, in pieno regime franchista, scriveva un racconto intitolato La vera storia della morte del generale Franco. In un altro libro, Jusep Torres Campalans, egli inventò di sana pianta un geniale pittore cubista spagnolo mai realmente esistito, scrivendone la biografia, l’epistolario con gente famosa, organizzando addirittura una bellissima mostra, tutta falsa, di dipinti e disegni postumi dell’artista. Per due anni la critica ufficiale fu mobilitata, finchè lo stesso autore decise di interrompere, molto malvolentieri, il suo bel gioco e svelare la verità. Nel 1963 simulò addirittura una Antologia di poeti e scrittori stranieri da lui stesso commentati e tradotti in spagnolo. Per suo uso e divertimento personale, Aub fondò, diresse e scrisse un giornale che inviava agli amici per le feste: Il Corriere di Euclide (Euclide era il nome della via dove viveva in Messico), nel quale pubblicava articoli di grande qualità letteraria e finezza tipografica. Tra questi rimase famoso il testo del suo apocrifo discorso d’ingresso alla Real Academia Espanola de la Lengua, con l’aggiunta di una altrettanto apocrifa risposta di Juan Chabàs. Questi scritti sono veri e propri capolavori di ingegno letterario, di profonda e stravagante maestria. Aub fu un autentico, raffinato scrittore d’avanguardia, un serissimo mistificatore che confuse la critica, ma non ingannò mai, divertendoli, i suoi lettori; in Torres Campalans egli stesso si confessa: A me non preme la critica, preme di più la gente, il prossimo. Delitti esemplari che pubblichiamo fanno parte di questo piccolo mondo straordinario di Max Aub. I suoi immaginari assassini rei-confessi hanno in sé una verità visionaria, provocatoria. A negarne l’esistenza o la possibilità ci sono, sempre pronti, il moralismo e la logica; ma un grande scrittore e filosofo spagnolo, Miguel de Unamuno, scrivendo del celebre personaggio di Cervantes, ci avverte: Don Chisciotte… personaggio immaginario, aveva posseduto tutte le verità del mondo…. Un libretto pregevole, che sembra uno scherzo un po’ dissennato, ma proprio uno scherzo non è; oggi più che mai ce ne rendiamo conto. Max Aub, a furia di scherzare, qui ha impugnato la frusta, e giù colpi dove capitava; qualche scudisciata ce la sentiamo sulla pelle. Ed è giusto: altrimenti divertirsi e basta, sarebbe troppo comodo, no?
da “Delitti esemplari” ed.Sellerio, nota di Lucrezia Panunzio Cipriani

Um poema como um gole d’água bebido no escuro.
Como um pobre animal palpitando ferido.
Como pequenina moeda de prata perdida para sempre
na floresta noturna.
Um poema sem outra angústia que a sua misteriosa
condição de poema.
Triste.
Solitário.
Único.
Ferido de mortal beleza.
Mário Quintana (1906 – 1994) no livro O Aprendiz de Feiticeiro (1950)
La poesia
Una poesia come un sorso d’acqua bevuto al buio.
Come un povero animale ansante ferito.
Come una monetina d’argento perduta per sempre
nella foresta notturna.
Una poesia senz’altra angoscia che la sua misteriosa
condizione di poesia,
triste
solitaria
unica
ferita di mortale bellezza.
traduzione Patrizia Ercole - Opera eteropittorica di Sebastiano Quaglia del 1980 – Rapallo ITALIA
C’è fra voi chi cerca
la compagnia delle persone loquaci
per timore della solitudine.
Il silenzio della solitudine
svela infatti ai loro occhi
la loro nuda essenza,
cosa dalla quale rifuggono.
E vi sono quelli che parlano,
e senza consapevolezza né preveggenza
rivelano una verità
che sono i primi a non capire.
E vi sono coloro che hanno
la verità dentro di sé,
ma non la esprimono a parole.
Kahlil Gibran dal libro Il profeta

E tu esperas, aguardas a única coisa
que aumentaria infinitamente a tua vida;
o poderoso, o extraordinário,
o despertar das pedras,
os abismos com que te deparas.
Nas estantes brilham
os volumes em castanho e ouro;
e tu pensas em países viajados,
em quadros, nas vestes
de mulheres encontradas e já perdidas.
E então de súbito sabes: era isso.
Ergues-te e diante de ti estão
angústia e forma e oração
de certo ano que passou.
Rainer Maria Rilke
lembrem de mim
como de um
que ouvia a chuva
como quem assiste missa
como quem hesita, mestiça,
entre a pressa e a preguiça
Paulo Leminski