Poesia & poemas

22 gennaio 2012

Os meus versos

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:55 pm

Leste os meus versos? Leste? E advinhaste
O encanto supremo que os ditou?
Acaso, quando os leste, imaginaste
Que era o teu esse olhar que os inspirou?

Advinhaste? Eu não posso acreditar
Que advinhasses, vês? E até, sorrindo,
Tu disseste pra ti: “Por um olhar
Somente, embora fosse assim tão lindo,

Ficar amando um homem!…Que loucura!”
- Pois foi o teu olhar, a noite escura,
(eu só a ti o digo, e muito a medo…)

Que inspirou esses versos! Teu olhar
que eu trago dentro d’alma a soluçar!
……………………………….

Ai não descubras nunca o meu segredo!

Florbela Espanca

SUL TAVOLO

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:47 pm

Ci terrei a precisare che ho comprato
questa tovaglia
con il suo semplice disegno ripetitivo
di fiori viola scuro non menzionati
da alcun botanico
perché mi ricorda quel vestito stampato
che indossavi
l’estate che ci siamo conosciuti (un vestito
– hai sempre sostenuto –
che non ti ho mai detto che mi piaceva).
Be’, mi piaceva, sai. Mi piaceva.
Mi piaceva un sacco, che ci fossi tu dentro
oppure no.

Come è potuto uscirsene così in silenzio
dalla nostra vita?
Detesto (proprio detesto) l’idea di qualche
altro sedere
che faccia svolazzare a sinistra e a destra
quelle pesanti corolle.
Detesto ancor più immaginarmelo sgretolarsi
in una discarica
o fatto a brandelli – un pezzo qui che pulisce
un’astina dell’olio
un pezzo là intorno a una crepa in un tubo
di piombo.

È passato tanto tempo ormai, amore mio,
tanto tempo,
ma stanotte proprio come la nostra prima
notte sono qua,
la testa leggera tra le mani e il bicchiere
pieno,
che fisso i grossi petali sonnolenti fino
a quando si mettono in moto,
amandoli ma con il desiderio di sollevarli,
di schiuderli,
persino di farli a pezzi, se questo è quanto
ci vuole per arrivare
alla tua bellissima pelle, desiderosa,
calda, candida come la luna.

Andrew Motion

18 gennaio 2012

Cidadania

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:52 pm

Cidadania é um dever
do povo.
Só é cidadão
quem conquista o seu lugar
na perseverante luta
do sonho de uma nação.
É também obrigação:
a de ajudar a construir
a claridão na consciência
de quem merece o poder.
Força gloriosa que faz
um homem ser para outro homem,
caminho do mesmo chão,
luz solidária e canção.

Thiago de Mello
(1926)

L’ARMADIO

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:44 pm

A fare il buco non sono i tuoi baci
né la passione delle grandi labbra

Mi mancano i tuoi teneri abbracci
la cinta delle mani compiacenti
che m’illusero di consapevolezza

Il tuo corpo nella sua interezza
che mi coprì d’affettuosa stretta

Se penso che mai più troverò la stanza
né le mie orecchie udranno ancora
la rumorosa attesa fuori dalla doccia
il vuoto mi preme come una mancanza
e basterà il ricordo a farmi impazzire

Fortuna che conosco bene il posto
dov’è rinchiuso il senso della vita

Mi basta appena aprire quell’armadio
per trovarvi appeso il tuo abbraccio
come peliccia da indossare all’istante
se solo dovessi pensare che è finita.

GIANNI GRILLO

16 gennaio 2012

Encontro de Assombrar na Catedral

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:39 pm

Frente a frente, derramando enfim todas as
palavras, dizemos, com os olhos, do silêncio que
não é mudez.
E não toma medo desta alta compadecida
passional, desta crueldade intensa que te
toma as duas mãos.

Ana Cristina Cesar

QUANDO IO SONO MORTA, MIO CARISSIMO

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:24 pm

Quando io sono morta, mio carissimo,
non cantare canzoni tristi per me;
non piantare rose alla mia testa
nè ombroso albero di cipresso:
sia la verde erba su di me
con acquazzoni e gocce di rugiada umida;
e se tu vuoi, ricorda
e se tu vuoi, dimentica.

Io non vedrò le ombre,
non sentirò la pioggia;
non udirò l’usignolo
cantare come se fosse addolorato:
e sognando durante il crepuscolo
che nè sorge nè tramonta,
per caso possa ricordare
e per caso possa dimenticare.

Christina Rossetti

Foto di Nino Di Cristofano ©

15 gennaio 2012

Poema natural

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:37 am

Abro os olhos, não vi nada
Fecho os olhos, já vi tudo.
O meu mundo é muito grande
E tudo que penso acontece.
Aquela nuvem lá em cima?
Eu estou lá,
Ela sou eu.
Ontem com aquele calor
Eu subi, me condensei
E, se o calor aumentar, choverá e cairei.
Abro os olhos, vejo um mar,
Fecho os olhos e já sei.
Aquela alga boiando, à procura de uma pedra?
Eu estou lá,
Ela sou eu.
Cansei do fundo do mar, subi, me desamparei.
Quando a maré baixar, na areia secarei,
Mais tarde em pó tomarei.
Abro os olhos novamente
E vejo a grande montanha,
Fecho os olhos e comento:
Aquela pedra dormindo, parada dentro do tempo,
Recebendo sol e chuva, desmanchando-se ao vento?
Eu estou lá,
Ela sou eu.

Adalgisa Nery

CHE COS’E’ LA POESIA

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:26 am


XXI

“Che cos’è la poesia?”, dici mentre fissi
la mia pupilla con la tua pupilla blu.
“Che cos’è la poesia? E tu me lo domandi?
Poesia… sei tu!”

Gustavo Becquer

GUSTAVO BECQUER Poeta spagnolo nato a Siviglia il 17 Febbraio 1836 e morto a Madrid il 22 Dicembre 1870. Naturalmente predisposto alla malinconia la sua esistenza fu funestata da continui lutti ed avversità. Figlio di un famoso pittore sivigliano, rimase orfano a poco più di dieci anni e venne allevato dalla zia assieme al fratello Valeriano. Trasferitosi a Madrid nel 1854 lavorò presso la redazione de “El contemporaneo” (1860-1864). Assieme al fratello, pittore, viaggiò nelle principali città spagnole e scrisse una popolare Historia de los templos de Espana. Nel 1870 fu nominato direttore de La Ilustracion de Madrid ma morì pochi mesi dopo.

L’opera a cui deve la propria popolarità è il volume Rimas (1860-61), che contiene settantasei composizioni .
Poesie che assomigliano più alle ballate settentrionali che alle tradizionali poesie sivigliane. Semplice nell’espressione, limpido e spontaneo, le sue opere colpiscono per l’intimo dramma di amore e di dolore che ispirano.
Ha lasciato anche una raccolta di diciotto leggende, notevoli per la forza poetica ed immaginativa e l’amore per le tradizioni popolari (tra le più note: La mujer de piedra, Maese Perez el organista, El rajo de luna).
Nel 1911, per iniziativa dei fratelli Quintero gli venne innalzato un monumento nella nativa Siviglia.
Le sue opere complete furono pubblicate postume nel 1871 a cura di Ramon Rodriguez Correa.
Di lui hanno scritto i fratelli Quintero: tutta la sua poesia è luce di luna.
dal sito http://www.progettobabele.it

RIMAS

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:12 am

Ontem – quando soberba escarnecias
Dessa minha paixão – louca – suprema
E no teu lábio essa rosada algema
A minha vida – gélida – prendias…

Eu meditava em loucas utopias
Tentava resolver grave problema…
- Como engastar tu’alma num poema? -
E eu não chorava quando tu rias…

Hoje – que vives desse amor ansioso
E és minha – és minha, extraordinária sorte,
Hoje eu sou triste sendo tão ditoso!…

E tremo e choro – pressentindo – forte
Vibrar – dentro em meu peito, fervoroso
Esse excesso de vida – que é a morte…

Euclides da Cunha

14 gennaio 2012

NUDA SEI SEMPLICE

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 11:27 pm

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l’estate in una chiesa d’oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo.

come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

Pablo Neruda

Soneto XXVII

Desnuda eres tan simple como una de tus manos,
lisa, terrestre, mínima, redonda, transparente,
tienes líneas de luna, caminos de manzana,
desnuda eres delgada como el trigo desnudo.

Desnuda eres azul como la noche en Cuba,
tienes enredaderas y estrellas en el pelo,
desnuda eres enorme y amarilla
como el verano en una iglesia de oro.

Desnuda eres pequeña como una de tus uñas,
curva, sutil, rosada hasta que nace el día
y te metes en el subterráneo del mundo

como en un largo túnel de trajes y trabajos:
tu claridad se apaga, se viste, se deshoja
y otra vez vuelve a ser una mano desnuda.

 

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