Poesia & poemas

13 agosto 2013

Le porte

Filed under: Intercultura — patriziaercole @ 8:37 pm

chiave

Bisogna amare le porte
perché sono il posto dove nessuno si ferma.
Il posto da dove si passa
da dove si parte
dove avvengono tutti gli incontri.
Bisogna odiare le porte chiuse
chiuse agli incontri
e chiuse a chi parte.

Abbé Pierre

25 febbraio 2013

COME UN PESCE FUOR D’ACQUA

Filed under: Intercultura,Libri — patriziaercole @ 8:04 pm

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I primi giorni a scuola ero come sordo e muto perché non capivo niente.

Ho paura di dimenticare la mia lingua, così la sera, prima di dormire, mi ripasso sotto voce delle parole.

Ma tu sai dove sono andate a finire tutte le parole che sapevo prima di venire in Italia?

Se dovessi farmi un autoritratto, mi disegnerei biondo con gli occhi azzurri. Poi mi pongo il problema: ma io sono davvero così? No. Allora mi rifaccio con gli occhi a mandorla, bassetto e con i capelli neri. Per tanto tempo non sapevo chi ero: mi offendevo sia se un cinese mi diceva italiano, sia se un italiano mi diceva cinese. Ero come la carne di soia, che non sta né sul banco della carne né su quello del pesce perché è un vegetale.

Mi sento come un drago, che vuol dire tante cose. Il drago è forza, ricchezza, potenza…però è un animale inventato, che non c’è.

Se devo paragonarmi ad un animale, scelgo il ragno. La sua tela viene distrutta, ma lui riesce sempre a costruirne un’altra; poi viene distrutta ancora e il ragno ricomincia da capo…

Mi sento come un pesce fuor d’acqua che deve imparare a respirare e gli manca tutto.

Sono come un fiore che è stato sciupato e strappato dal temporale. Adesso c’è il sole e si riprende un po’, ma non tornerà più come prima.
Tratte da: Interviste a ragazzi immigrati

tratte dal libro COME UN PESCE FUOR D’ACQUA. IL DISAGIO NASCOSTO DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI IMMIGRATI
Autore: AA.VV. – A cura di: Favaro G. – Napoli M.- Editore: Guerini e Associati
I saggi presenti in questo libro vogliono portare in primo piano i bambini e i ragazzi stranieri con le loro storie di scoperta e di disorientamento, le illusioni e le perdite che accompagnano sempre il viaggio di migrazione, le nostalgie e le conquiste di chi si trova a crescere altrove. Per comunicare a chi accoglie quanto siano importanti non solo le risorse tecniche e didattiche, ma anche le risorse emotive intrinseche nel lavoro educativo, come la capacità di osservare e di ascoltare, di imparare a riconoscere i sentimenti e i segnali delle sofferenze piccole e grandi che scandiscono il cambiamento.

24 febbraio 2013

La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo

Filed under: Intercultura — patriziaercole @ 8:54 pm

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“La foresta era la mia casa: ci vivevo e ne avevo cura. Cercavo di tenerla linda e pulita.
Quando un giorno di sole, mentre stavo ripulendo della spazzatura che un camper aveva lasciato dietro di sé, udii dei passi. Con un salto mi nascosi dietro un albero e vidi una ragazzina piuttosto insignificante che scendeva lungo il sentiero portando un cestino. Sospettai subito di lei perché vestiva in modo buffo, tutta in rosso, con la testa celata come se non volesse farsi riconoscere.
Naturalmente mi fermai per controllare chi fosse: le chiesi chi era, dove stava andando e cose del genere. Mi raccontò che stava andando a casa di sua nonna a portarle il pranzo. Mi sembrò una persona fondamentalmente onesta, ma si trovava nella mia foresta e certamente appariva sospetta con quello strano cappellino. Così decisi di insegnarle semplicemente quanto era pericoloso attraversare la foresta senza farsi annunciare e vestita in modo così buffo. La lasciai andare per la sua strada ma corsi avanti a casa di sua nonna. Quando vidi quella simpatica vecchietta le spiegai il mio problema e lei acconsentì che sua nipote aveva immediatamente bisogno di una lezione. Fu d’accordo di stare fuori dalla casa fino a che non l’avessi chiamata, di fatto si nascose sotto il letto. Quando arrivò la ragazza la invitai nella camera da letto mentre io mi ero coricato vestito come sua nonna.
La ragazza, tutta bianca e rossa, entrò e disse qualcosa di poco simpatico sulle mie grosse orecchie. Ero già stato insultato prima di allora, così feci del mio meglio suggerendole che le mie grosse orecchie mi avrebbero permesso di udirla meglio. Ora, quello che volevo dire era che mi piaceva e volevo prestare molta attenzione a ciò che stava dicendo, ma lei fece un altro commento sui miei occhi sporgenti. Adesso puoi immaginare quello che cominciai a provare per questa ragazza, che mostrava un aspetto così carino ma che era evidentemente una bella antipatica. E ancora, visto che per me è ormai un atteggiamento acquisito porgere l’altra guancia, le dissi che i miei grossi occhi mi servivano per vederla meglio. L’insulto successivo mi ferì veramente: ho infatti questo problema dei denti grossi. E quella ragazzina fece un commento insultante riferito a loro. Lo so che avrei dovuto controllarmi, ma saltai giù dal letto e ringhiai che i miei denti mi sarebbero serviti per mangiarla meglio! Adesso, diciamoci la verità, nessun lupo mangerebbe mai una ragazzina, tutti lo sanno; ma quella pazza di una ragazza incominciò a correre per la casa urlando, con me che la inseguivo per cercare di calmarla. Mi ero tolto i vestiti della nonna, ma è stato peggio. Improvvisamente la porta si aprì di schianto ed ecco un grosso guardiacaccia con un’ascia… Lo guardai e fu chiaro che ero nei pasticci… C’era una finestra aperta dietro di me e scappai fuori.

Mi piacerebbe dire che è la fine di tutta la faccenda, ma quella nonna non raccontò mai la mia versione della storia. Dopo poco cominciò a circolare la voce che io ero un tipo cattivo e antipatico e tutti incominciarono a evitarmi. Non so più niente della ragazzina con quel buffo cappuccio rosso, ma dopo quel fatto non ho più vissuto felicemente”.

(“La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo” è di Lief Fearn; la traduzione di S. Bacciocchi; il testo è tratto dal “Manuale per educatori” distribuito alla mostra interattiva sul pregiudizio “Gli altri siamo noi”, a cura di “Tamburi di pace”, Roma, 1998, su concessione di “Pace e dintorni” di Milano)

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