Poesia & poemas

30 marzo 2012

Meu coração

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:31 pm
Meu coração é um poço de mel,
No centro de um jardim encantado,
Alimentando beija-flores que, depois de prová-lo,
Transforman-se magicamente em cavalos brancos alados
Que voam para longe, em direção à estrela Vega.
Levam junto quem me ama, me levam junto também.
Cascata de champanha,
Púrpura rosa do Cairo,
Verso de Mario Quintana,
Figo maduo, papel crepon,
Cão uivando pra lua,
varinha de incenso.
Acesa, aceso
Vasto, vivo:
Meu coração
É teu.

 Caio Fernando Abreu

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LA COMPAGNA

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:28 pm

Non ti ho cercata, non ti ho chiesta: sei venuta
e da quando sono nato mille cose ci son state
che ai miei occhi si son date con uguale
semplicità: il Sole, la mattina d’oggi,
questo fiore così gracile che non lo voglio,
il miracolo delle fonti nella calura…
Sei venuta (anche oggi il sole è venuto, e il fiore,
la mattina d’oggi, e le acque…). Allegria
ma allegria tacita, serena
intesa pura, incontro
naturale, naturale come l’arrivo
del Sole, del fiore, delle acque, del mattino,
di te che non avevo cercato né richiesto.
E l’Amore? E l’Amore? E l’Amore?
…………………………………………….- : Sei venuta.

Sebastião Artur Cardoso da Gama

da “Campo aperto” (1950), trad. di L. Stegagno Picchio

Sebastião Artur Cardoso da Gama è stato un poeta ed educatore portoghese. Nato a Vila Nogueira de Azeitão, Setúbal, il 10 aprile 1924, ultimo figlio di una domestica ed un commerciante, a 14 anni gli viene diagnosticata una tubercolosi ossea che gli costerà poi, la vita. Su consiglio del medico si trasferì con la madre nella Serra da Arrabida, scenario da sogno e primo amore della sua poesia di cui non si stancherà mai di cantare. Altra cosa che incanta Sebastiao è il mare, i pescatori ed il loro linguaggio.
Questo gli valse un rimprovero quando discutendo la sua tesi di laurea in Filologia romanza, usò dei termini propri dei contadini e degli uomini di mare.
Dopo gli studi iniziò ad insegnare alla Scuola Commerciale e Industriale Joao Vaz per un anno, ma gli studenti furono segnati dalla sua personalità comunicativa, aperta al dialogo e dalla sua poesia.
Trasferito a Lisbona, nella Scuola Beirao Veiga, inizia il Diario: una relazione della sua esperienza pedagogica e sui metodi – innovativi per quella epoca – che utilizzava per relazionarsi coi suoi alunni. A 21 anni si converte al cattolicesimo.
Gli anni 50 sembrano essere promettenti per il poeta: nel 1951 si sposa con l’amica di sempre Joana Luisa e pubblica il suo quarto libro di poesie Campo Aperto. Tuttavia l’anno seguente, sette mesi dopo il matrimonio ed a 27 anni di età, la sua salute si aggrava e muore per una meningite renale. Era il 7 febbraio 1952.
Dopo la sua morte, la moglie fece pubblicare i suoi scitti ancora inediti.
La sua poesia è caratterizzata da toni intimi e personali, intensa e sensibile, sobria nello stile e da un alternanza di forme tradizionali e moderne.

Ausência

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:09 pm

Quero dizer-te uma coisa simples:a tua
Ausência dói-me.
Refiro-me a essa dor que não
Magoa, que se limita à alma, mas que não deixa,
Por isso, de deixar alguns sinais – um peso
Nos olhos, no lugar da tua imagem, e
Um vazio nas mãos, como se tuas mãos lhes
Tivessem roubado o tacto.
São estas as formas
Do amor, podia dizer-te; e acrescentar que
As coisas simples também podem ser complicadas,
Quando nos damos conta da diferença entre o sonho e a realidade.
Porém, é o sonho que me traz à tua memória;
e a Realidade aproxima-te de ti, agora que
Os dias que correm mais depressa, e as palavras
Ficam presas numa refracção de instantes,
Quando a tua voz me chama de dentro de
Mim – e me faz responder-te uma coisa simples,
Como dizer que a tua ausência me dói.

 Nuno Júdice

13 marzo 2012

La prima fotografia di Hitler

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:37 pm

E chi è questo pupo in vestina?
Ma è Adolfino, il figlio del signor Hitler!
diventerà forse un dottore in legge
o un tenore dell’Opera di Vienna?
Di chi è questa manina, di chi, e gli occhietti, il nasino?
Di chi il pancino pieno di latte, ancora non si sa:
d’un tipografo, d’un mercante, d’un prete?
Dove andranno queste buffe gambette, dove?
Al giardinetto, a scuola, in ufficio, alle nozze,
magari con la figlia del borgomastro?

Bebè, angioletto, tesoruccio, piccolo raggio,
quando veniva al mondo, un anno fa,
non mancavano segni nel cielo e sulla terra:
un sole primaverile, gerani alle finestre,
musica d’organetto nel cortile,
un fausto presagio nella carta velina rosa,
prima del parto un sogno profetico della madre:
se sogni un colombo – è una lieta novella,
se lo acchiappi – arriverà chi hai a lungo atteso.
Toc, toc, chi è, è il cuoricino di Adolfino.

Ciucciotto, pannolino, bavaglino, sonaglio,
il bambino, lodando Iddio e toccando ferro, è sano.
somiglia ai genitori, al gattino nel cesto,
ai bambini di tutti gli album di famiglia.
Be’, adesso non piangeremo mica,
il fotografo farà clic sotto la tela nera.

Atelier Klinger, Grabenstrasse, Braunau,
e Braunau è una cittadina piccola, ma dignitosa,
ditte solide, vicini dabbene,
profumo di torta e di sapone da bucato.
Non si sentono cani ululare né i passi del destino.
L’insegnante di storia allenta il colletto
e sbadiglia sui quaderni.

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1° febbraio 2012)

Pouco importa

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:19 pm

Pouco importa de onde a brisa
Traz o olor que nela vem.
O coração não precisa
De saber o que é o bem.

A mim me baste nesta hora
A melodia que embala.
Que importa se, sedutora,
As forças da alma cala?

Quem sou, p’ra que o mundo perca
Com que penso a sonhar?
Se a melodia me cerca
Vivo só o me cercar…

Fernando Pessoa

NON SONO IO

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:13 pm

Non sono io
sono colui che cammina accanto a me
senza che io lo veda,
che, a volte, sto per vedere,
e che, a volte, dimentico.
Colui che tace, sereno, quando parlo,
colui che perdona, dolce, quando odio,
colui che passeggia là dove non sono,
colui che resterà qui quando morirò.

Juan Ramon Jimenez

3 marzo 2012

Uns Versos Quaisquer

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:38 pm
Vive o momento com saudade dele
Já ao vivê-lo…
Barcas vazias, sempre nos impele
Como a um solto cabelo
Um vento para longe, e não sabemos,
Ao viver, que sentimos ou queremos…
Demo-nos pois a consciência disto
Como de um lago
Posto em paisagens de torpor mortiço
Sob um céu ermo e vago,
E que a nossa consciência de nós seja
Uma cousa que nada já deseja…
Assim idênticos à hora toda
Em seu pleno sabor,
Nossa vida será nossa ante-boda:
Não nós, mas uma cor,
Um perfume, um meneio de arvoredo,
E a morte não virá nem tarde ou cedo…
Porque o que importa é que já nada importe…
Nada nos vale
Que se debruce sobre nós a Sorte,
Ou, ténue e longe, cale
Seus gestos… Tudo é o mesmo… Eis o momento…
Sejamo-lo… Pra quê o pensamento?…
Fernando Pessoa

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