Poesia & poemas

30 giugno 2010

Palavra perto do peito

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:01 pm

Ainda não consegui, eu que leio
poetas todos os dias,
encontrar a medida universal,
a fita métrica mágica
para aferir quem é grande, quem é maior ou menor.
Menor, por que? Por que maior?
Somos poetas, os que somos.

Cada leitor é quem sabe
os que lhe chegam mais perto
do peito, do ser, da fronte.
Não sei se os meus prediletos
(“Eu plantei um pé de sono,
nasceram vinte roseiras”).
– só gosto do que se move,
só me comove o que entendo –
são pequenos ou são grandes.
Sei só que são bem amados.

Quem me frequenta de livro
ou de vida, o que afinal
vem a dar no mesmo, sabe
que não padeço da feia
enfermidade da falsa
modéstia.

O arqueiro, até
pela sombra azul da flecha,
sabe que vai dar no alvo.
O coração do cientista
bate mais forte quando olha
a proveta florescendo.
Sabe o artista se a beleza
faz o milagre do poema.

Até hoje as palavras me amedrontam.
Certas delas, impenetráveis, áridas,
por mais que delas me afaste,
parece que mofam de mim.
Ainda bem que muitas gostam de minha boca,
amanhecem cantando
no meu peito.

Thiago de Mello

Mais sobre Thiago de Mello em http://pt.wikipedia.org/wiki/Thiago_de_Mello

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I due

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:46 pm

Lei portava la coppa in mano
Pari al suo orlo aveva il mento e la bocca
Aveva un passo così leggero e sicuro,
che dalla coppa non cadeva una stilla.

Non meno leggera e salda era la mano di lui
Un giovane cavallo egli montava
E con gesto noncurante
a una tremante immobilità lo sforzava

Eppure quando dalla mano di lei
La lieve coppa egli dovè prendere
Per entrambi fu troppo pesante;
Perché entrambi tremavano tanto
Che le mani non si trovarono,
E scuro vino corse sul suolo.

Hugo von Hofmannsthal

Cos’è la coppia se non l’incontro di due individui che fino a prima di trovarsi tengono salde le loro identità e distinti i loro confini.
Ma poi qualcosa cambia. Qualcuno chiama magico questo momento, qualcun altro infernale, sta di fatto che qualcosa di inspiegabile, poiché soggettivo, accade.
Credo sia importante, però, capire come una coppia viva quel momento di “confusione”, giusto per usare un termine, in cui il coinvolgimento è tale da perdere i confini e sentirsi parte dell’altro diverso da sé.
Questa con-fusione è un momento fondamentale di scambio di energia e di consolidamento, al tempo stesso, di legami “desiderati”. A questo punto nasce la confusione, quando la testa ci mette del suo e i desideri superano spesso la realtà.
Dall’innamoramento si passa all’osservare l’altro quasi come un estraneo, i suoi modi di fare, di essere, di coinvolgersi, di avvicinarsi e ritirarsi. Sì, perché il rapporto di coppia (e sembra quasi un paradosso) è anche ritiro dalla coppia. Dove i due elementi entrati in intimità si ritrovano soli nel mondo ad affrontare il mondo, per poi ritrovarsi e così via.
In questo circolo di eventi, molto semplificato, numerose sono le variabili e gli eventi che definiscono il percorso della coppia.
Desideri e paure di essere una coppia, la trasgressione e il tradimento, il bisogno di novità, il contrasto tra coppia reale e coppia ideale, la crisi, la separazione, ecc.

29 giugno 2010

PAREDES

Filed under: Libri — patriziaercole @ 4:59 pm

O pintor Waldeny Elias atende à campainha de seu ateliê na Rua General Vitorino e lá está Mario Quintana.
Viera agradecer pelo presente, “uma pintura de bolso”, de 6cm x 4cm. Levava-a, contou com um sorriso português, “na algibeira do fato domingueiro”. Retribuiu presenteando o velho amigo, a quem chamava de Pinta-Mundos, com o recém-lançado livro Do Caderno H.
Na dedicatória, justificou por que não havia aceito um quadro grande que o pintor lhe oferecera.
– Elias, me desculpe e acredite. Eu não tenho paredes. Só tenho horizontes.

Mario Quintana, no livro Ora bolas! O humor de Mario Quintana Compilado e adaptado por Juarez Fonseca – L&PM Pocket

Pareti

Il pittore Waldeny Elias va ad aprire la porta del suo studio in via General Vitorino e lì c’è Mario Quintana. È venuto per ringraziare del regalo, un “dipinto tascabile”, di 6 cm x 4 cm. Dice, con un sorriso portoghese, che lo porta “nel taschino del vestito della domenica”. Vuole contraccambiare regalando al vecchio amico il libro “Do Caderno H”, appena pubblicato. Nella dedica, si giustifica e spiega perché non aveva accettato un quadro grande che il pittore gli aveva offerto:
– Elias, scusami e credimi. Io non ho pareti. Ho solo orizzonti…

traduzione di Pierino Bonifazio, dal libro Quem ama inventa, Liberodiscrivere® edizioni – edizione bilingue Portoghese e Italiano – Genova novembre 2008.

RINGRAZIAMENTO

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:43 pm

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono,
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.

Wislawa Szymborska, dal libro “Vista con granello di sabbia” [Poesie 1957-1993], a cura di Pietro Marchesani (Biblioteca Adelphi 357), Adelphi Edizioni, pag. 111.

28 giugno 2010

Inconstância

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:36 pm

Procurei o amor, que me mentiu.
Pedi à Vida mais do que ela dava;
Eterna sonhadora edificava
Meu castelo de luz que me caiu!

Tanto clarão nas trevas refulgiu,
E tanto beijo a boca me queimava!
E era o sol que os longes deslumbrava
Igual a tanto sol que me fugiu!

Passei a vida a amar e a esquecer…
Atrás do sol dum dia outro a aquecer
As brumas dos atalhos por onde ando…

E este amor que assim me vai fugindo
É igual a outro amor que vai surgindo,
Que há-de partir também… nem eu sei quando…

Florbela Espanca, no livro de Soror Saudade

27 giugno 2010

La luce del mondo

Filed under: Libri — patriziaercole @ 3:02 pm

Amare qualcuno significa leggerlo. Significa saper leggere tutte le frasi che ci sono nel cuore dell’altro, e leggendolo liberarlo. Significa dispiegare il proprio cuore come una pergamena e leggerlo ad alta voce, come se ciascuno fosse lui stesso un libro scritto in una lingua straniera. C’è più testo scritto su un volto che in un volume delle Pléiade, e quando guardo un viso, cerco di leggere tutto, anche le note a piè di pagina. Penetro nei volti così come si sprofonda nella nebbia, fino a quando il paesaggio non si illumina nei minimi particolari. […] Leggere così l’altro significa favorirne il respiro, ossia farlo esistere.

Christian Bobin

“La luce del mondo non viene dal mondo: viene dall’avvampare dei cuori puri, invaghiti, più che di sé, della radicale semplicità del cielo azzurro, di un gesto generoso, di una parola fresca.” Il poeta e scrittore francese in questo libro veglia intensamente sul tesoro delle parole.

Christian Bobin, La luce del mondo – Gribaudi (192 pagine – 2006)

Christian Bobin è nato nel 1951 a Le Creusot (non ha mai lasciato questa città, come annota nei suoi libri). Poeta e scrittore molto diffuso in Francia, per la sua scrittura intensa e efficace, che porta alla luce un sentire profondo, condivisibile intorno all’uomo e al suo contesto fatto di materia “vita”. “E uno di quelli scrittori di cui in Italia non si saprebbe trovare l’equivalente, che vive in una sospensione vigile, di attesa silenziosa che la vita prenda forma a partire dal fondo di sé. Che diventi parola. E’ come un sottrarsi al mondo per far partorire la parola capace di captare la vita nel suo momento sorgivo. Nella sua scrittura la vita è appesa alle piccole cose quotidiane, a cose esili e fragili. […] Per restituire la vita nella sua essenza, la scrittura si fa altrettanto pura, altrettanto semplice, altrettanto vera, altrettanto essenziale” (M. Bertin).

26 giugno 2010

Que os poetas podem…

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:13 pm

Hoje eu atingi o reino das imagens,o reino da
despalavra.
Daqui vem que todas as coisas podem ter qualidades
humanas.
Daqui vem que todas as coisas podem ter qualidades
de pássaros.
Daqui vem que todas as pedras podem ter qualidade
de sapo.
Daqui vem que todos os poetas podem ter qualidades
de árvores.
Daqui vem que os poetas podem arborizar os pássaros.
Daqui vem que todos os poetas podem humanizar
as águas.
Daqui vem que os poetas devem aumentar o mundo
com suas metáforas.
Que os poetas podem ser pré-coisas,pré-vermes,
podem ser pré-musgos.
Daqui vem que os poetas podem compreender
o mundo sem conceitos.
Que os poetas podem refazer o mundo por imagens,
por eflúvios, por afeto.

Manoel de Barros

23 giugno 2010

Solo et pensoso

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 9:07 pm

Solo et pensoso i più diserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
et li occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché ne li atti d’allegrezza spenti
di fuor si legge com’ io dentro avampi.

Sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co · llui.

Francesco Petrarca

Solo et pensoso (più precisamente Solo et pensoso i più deserti campi) è una poesia che fa parte del suo grande capolavoro, il Canzoniere.

A difícil arte de ser feliz

Filed under: Formazione,Libri — patriziaercole @ 7:40 pm

Você me pede que eu fale sobre a difícil arte de ser feliz. Digo primeiro que não é possível ser feliz. Felicidade é coisa muito grande. O máximo que os deuses nos concedem são momentos de alegria que, segundo Guimarães Rosa, acontecem em “raros momentos de distração”.
Ás vezes a gente fica infeliz por causa de coisas tristes: perde-se o emprego, uma pessoa querida morre… Quando coisas assim acontecem, o certo é ficar triste. Quem continuar alegre em meio a situações de dor é doente. Alegria nem sempre é marca de saúde mental. Há uma alegria que é marca de loucura.
Mas às vezes a nossa infelicidade se deve à nossa estupidez e cegueira. Cegueira: isso mesmo. Olho bom que não vê. Jesus diz que os olhos são a lâmpada do corpo. Quando a lâmpada espalha luz, o mundo fica colorido. Quando a lâmpada espalha escuridão, o mundo fica tenebroso.
Você diz que é infeliz porque tem medo do futuro. Eu também tenho. A Adélia Prado tem um verso em que diz que o Paraíso vai ser igualzinho a esta vida, tudo do mesmo jeito, com uma única diferença: a gente não vai mais ter medo. Imagine que o presente é uma maçã madura, vermelha, perfumada, deliciosa. Você se prepara para comê-la, mas, de repente, percebe que dentro dela há um verme. O nome dele é medo. De onde ele vem? Do futuro. Estranho isso: o futuro ainda não aconteceu. Ele não existe. Como é que um verme pode nascer do que não existe? Não existe do lado de fora. Existe do lado de dentro. Dentro da imaginação o futuro existe. O verme nasce da alma. Para a alma, aquilo que é imaginado existe. Como diz Guimarães Rosa: “Tudo é real porque tudo é inventado”. A alma é o lugar onde o que não existe, existe. Nossa imaginação perturbada enche o futuro de coisas terríveis que assombram o presente. Pode ser até que essas coisas terríveis venham a acontecer. Por isso eu também tenho medo. Mas o certo é viver a sua dor no momento em que ela vier, e não agora, quando ela não existe.
Jesus diz que sabedoria é viver apenas o dia presente. “Por que andais ansiosos pelo dia do amanhã? Olhai os lírios dos campos… Olhai as aves dos céus… Qual de vós, com sua ansiedade, será capaz de alterar o curso da vida?” Os lírios do campo serão cortados e morrerão. Também as aves do céu: o momento da sua morte vai chegar. Mas os lírios e as aves não vivem no futuro; vivem no presente. O fato é que aves e lírios vão morrer, mas não sabem que vão morrer. Nós vamos morrer e sabemos que vamos morrer. Em nosso futuro mora um grande medo. É desse grande medo que vem o verme…
Estória Zen: Um homem caminhava por uma floresta. Anoitecia. Escuro. De repente, o rugido de um leão. O homem teve muito medo. Correu. No escuro não viu por onde ia. Caiu num precipício. No terror da queda agarrou-se a um galho que se projetava sobre o abismo. E assim ficou pendurado entre o leão e o vazio. De repente, olhando para a parede do precipício, viu uma plantinha e, nela, uma fruta vermelha. Era um morango. Ele estendeu o seu braço, colheu o morango e o comeu. Estava delicioso… Aqui termina a estória. E preciso ter olhos novos. Olhos que vejam os morangos à beira do abismo… Carpe Diem!


Rubem Alves, no livro Coisas do amor, Paulus editora, p. 7.

O sempre amor

Filed under: Poesie,Traduzioni Patrizia — patriziaercole @ 7:26 pm

Amor é a coisa mais alegre
amor é a coisa mais triste
amor é a coisa que mais quero.
Por causa dele falo palavras como lanças.
Amor é a coisa mais alegre
amor é a coisa mais triste
amor é a coisa que mais quero.
Por causa dele podem entalhar-me,
sou de pedra-sabão.
Alegre ou triste,
amor é a coisa que mais quero.

Adélia Prado, no livro Bagagem, Editora Record Rio de Janeiro 2003, p. 86.

L’amore sempre

L’amore è la cosa più allegra
l’amore è la cosa più triste
l’amore è la cosa che più voglio.
Per causa sua dico parole come frecce.
L’amore è la cosa più allegra
l’amore è la cosa più triste
l’amore è la cosa che più voglio.
Per causa sua possono scolpirmi,
sono come di gesso.
Allegro o triste,
l’amore è la cosa che più voglio.

traduzione di Patrizia Ercole

Na imagem Adélia Prado, dentro do ciclo de debates “Sempre Um Papo”, fala sobre O poder humanizador da poesia.- Foto di Patrizia Ercole, São Paulo 6 Agosto 2008.

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