Poesia & poemas

26 novembre 2011

IL FUTURO

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:08 pm


E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazàr (da Le Ragioni della Collera – Fahrenhait 451 Edizioni)

EL FUTURO

Y sé muy bien que no estarás.
No estarás en la calle,
en el murmullo que brota de noche
de los postes de alumbrado,
ni en el gesto de elegir el menú,
ni en la sonrisa que alivia
los completos de los subtes,
ni en los libros prestados
ni en el hasta mañana.

No estarás en mis sueños,
en el destino original
de mis palabras,
ni en una cifra telefónica estarás
o en el color de un par de guantes
o una blusa.
Me enojaré amor mío,
sin que sea por ti,
y compraré bombones
pero no para ti,
me pararé en la esquina
a la que no vendrás,
y diré las palabras que se dicen
y comeré las cosas que se comen
y soñaré las cosas que se sueñan
y sé muy bien que no estarás,
ni aquí adentro, la cárcel
donde aún te retengo,
ni allí fuera, este río de calles
y de puentes.
No estarás para nada,
no serás ni recuerdo,
y cuando piense en ti
pensaré un pensamiento
que oscuramente
trata de acordarse de ti.

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Poema Melancólico a não sei que Mulher

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:47 pm

Dei-te os dias, as horas e os minutos
Destes anos de vida que passaram;
Nos meus versos ficaram
Imagens que são máscaras anónimas
Do teu rosto proibido;
A fome insatisfeita que senti
Era de ti,
Fome do instinto que não foi ouvido.

Agora retrocedo, leio os versos,
Conto as desilusões no rol do coração,
Recordo o pesadelo dos desejos,
Olho o deserto humano desolado,
E pergunto porquê, por que razão
Nas dunas do teu peito o vento passa
Sem tropeçar na graça
Do mais leve sinal da minha mão…

Miguel Torga

25 novembre 2011

NOBILTA’

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:06 pm

La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
da un solo frutto rosso, non
fa il rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e dal nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

Juan Gelman

NOBLEZAS

El poema es pálido y noble.
No cambia nada, no curva colinas, no
da una sola fruta roja, ni
hace el ruido de quien arranca
un pedazo de pan para dar
un pedazo de pan.
Se acuclilla en un rincón y
no se queja.
Vive en todo lo que se alza
al aire y de nacer.
Ni pide que lo visiten.
Le basta con lo que no sucedió.

Juan Gelman nasce nel 1930 a Buenos Aires, terzo figlio di una coppia di immigranti ucraini. Dopo aver abbandonato gli studi universitari, si dedica completamente alla poesia, passando da un mestiere all’altro fino ad approdare al giornalismo.
Nel 1975, a causa della sua attività di intellettuale di sinistra, è costretto, dopo il colpo di Stato militare, ad abbandonare strategicamente l’Argentina, scelta che si tramuterà poi in una forma di esilio forzato. Rifugiato inizialmente a Roma, lavora per l’agenzia stampa Inter Press Service. Nel 1976 i militari argentini sequestrano suo figlio Marcelo Ariel, ventenne, e la giovane moglie,Maria Claudia Irureta Goyena, diciannovenne, i quali vengono barbaramente assassinati in prigionia.
La loro figlia nasce in campo di prigionia e se ne perdono immediatamente le tracce. Vari capi di Stato dei principali Paesi europei protestano contro i militari argentini: Gelman raccoglie le loro voci e viene pubblicata una lettera di ripudio del loro operato su “Le Monde” firmata, fra gli altri, anche da Francois Mitterrand e Olof Palme.
Da quel momento vivrà spostandosi tra Roma, Madrid, Managua, Parigi, New York e Messico, lavorando come traduttore per l’Unesco. Gabriel Garcia Màrquez, Augusto Roa Bastos, Juan Carlos Onetti, Alberto Moravia, Mario Vargas Liosa, Eduardo Galeano, Octavio Paz e molti altri scrittori protestano affinchè la sua posizione di perseguitato politico venga risolta, cosa che finalmente accade nel 1988. Può finalmente rientrare in Argentina senza pendenze giudiziarie a carico. Tuttavia, decide di risiedere definitivamente in Messico, Paese della moglie.

Il 7 gennaio 1990 vengono identificati i resti del figlio Marcelo, ucciso con un colpo alla nuca. Riceve il premio Nacional de Poesia, la massima onorificenza da parte dello Stato argentino, che gli assegna anche una pensione vitalizia. Nel 1999 intraprende una campagna giudiziaria e di stampa per rintracciare la nipote. Dopo una tenace interpellanza e grazie all’intervento del presidente dell’Uruguay Julio Maria Sanguineti, Gelman finalmente ritrova e identifica la bambina, data in adozione a una famiglia di Montevideo.

24 novembre 2011

O Que Amamos Está Sempre Longe de Nós

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:35 pm

O que amamos está sempre longe de nós:
e longe mesmo do que amamos – que não sabe
de onde vem, aonde vai nosso impulso de amor.

O que amamos está como a flor na semente,
entendido com medo e inquietude, talvez
só para em nossa morte estar durando sempre.

Como as ervas do chão, como as ondas do mar,
os acasos se vão cumprindo e vão cessando.
Mas, sem acaso, o amor límpido e exacto jaz.

Não necessita nada o que em si tudo ordena:
cuja tristeza unicamente pode ser
o equívoco do tempo, os jogos da cegueira

com setas negras na escuridão.

Cecília Meireles

Sono i fiumi

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:52 pm

Siamo il tempo.
Siamo la famosa
parabola di Eraclito l’Oscuro.

Siamo l’acqua,
non il diamante duro, che si perde,
non quella che riposa.

Siamo il fiume
e siamo anche quel greco
che si guarda nel fiume.

Il suo riflesso
muta nell’acqua
del cangiante specchio,
nel cristallo
che muta come il fuoco.

Noi siamo il vano fiume
prefissato,
dritto al suo mare.

L’ombra l’ha accerchiato.
Tutto ci disse addio, tutto svanisce.

La memoria non conia più monete.

E tuttavia qualcosa c’è che resta
E tuttavia qualcosa c’è che geme.

Jorge Luis Borges

Confusão

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:36 pm

Meu coração
é teu coração?
Quem me reflexa pensamentos?
Quem me presta
esta paixão
sem raízes?
Por que muda meu traje
de cores?
Tudo é encruzilhada!
Por que vês no céu
tanta estrela?
Irmão, és tu
ou sou eu?
E estas mãos tão frias
são daquele?
Vejo-me pelos ocasos,
e um formigueiro de gente
anda por meu coração.

Federico García Lorca

21 novembre 2011

CANCELLATA

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 2:11 pm

Il giorno in cui morirò, la notizia
seguirà le solite procedure,
da un ufficio all’altro con precisione
dentro ogni registro verrò cercata.

E là molto lontano, in un paesino
che sta dormendo al sole su in montagna,
sopra il mio nome, in un vecchio registro,
mano che ignoro traccerà una riga.

Alfonsina Storni

da Languidezza, 1920

Navio Naufragado

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 2:07 pm

Vinha de um mundo
Sonoro, nítido e denso.
E agora o mar o guarda no seu fundo
Silencioso e suspenso.

É um esqueleto branco o capitão,
Branco como as areias,
Tem duas conchas na mão
Tem algas em vez de veias
E uma medusa em vez de coração.

Em seu redor as grutas de mil cores
Tomam formas incertas quase ausentes
E a cor das águas toma a cor das flores
E os animais são mudos, transparentes.

E os corpos espalhados nas areias
Tremem à passagem das sereias,
As sereias leves dos cabelos roxos
Que têm olhos vagos e ausentes
E verdes como os olhos de videntes.

Sophia de Mello Breyner Andresen

20 novembre 2011

POESIA VERTICALE 1958 n° 13

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 11:07 pm

Ci sono parole che non diciamo
e che mettiamo senza dirle nelle cose.

E queste le osservano,
e un giorno ci risponderanno con quelle
e ci salveranno il mondo,
come un amore segreto
le cui due estremità
hanno un solo ingresso.

Non ci sarà nessuna parola
di quelle non dette
che abbiamo messo
inavvertitamente nel nulla?

ROBERTO JUARROZ

13

Hay palabras que no decimos
y que ponemos sin decirlas en las cosas.

Y las cosas las guardan,
y un día nos contestan con ellas
y nos salvan el mundo,
como un amor secreto
en cuyos dos extremos
hay una sola entrada.

¿No habrá alguna palabra
de esas que no decimos
que hayamos colocado
sin querer en la nada?

ROBERTO JUARROZ Poeta Argentino, nacque il 5 ottobre 1925 a Coronel Dorrego e morì il 31 marzo 1995 a Buenos Aires.
Si laureò  in Scienze della Comunicazione alla Facoltà di Filosofia e lettere dell’Università di Buenos Aires, approfondendo i suoi studi alla Sorbona. Fu professore titolare della stessa università dove esercitò la docenza per trent’anni. Con l’arrivo del generale Peron andò in esilio.
Dal giugno 1984 fu membro dell’Academia Argentina de Letras. Ricevette vari premi, tra cui il “Jean Malrieu” di Marsiglia, e il premio della “Biennale Internazionale di Poesía”, a Liegi, Belgio, nel settembre del 1992.
La sua poesia è stata studiata molto,  tradotta in diverse lingue ed è riunita con un titolo generico di Poesia verticale. Varia solo il numero d’ordine, da raccolta a raccolta: Poesía vertical (1958); e poi Segunda (1963), Tercera (1965), Cuarta (1969), Quinta (1974), Sexta (1975), Séptima (1982), Octava (1984), Novena, décima (1986), Undécima (1988), Duodécima (1991), Décimotercera (1994), fino al postumo Décimocuarta poesía vertical. Fragmentos verticales (1997).
Neanche i poemi che compongono ogni raccolta hanno dei titoli propri.

Falas de civilização, e de não dever ser

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:50 pm

Falas de civilização, e de não dever ser,
Ou de não dever ser assim.
Dizes que todos sofrem, ou a maioria de todos,
Com as coisas humanas postas desta maneira,
Dizes que se fossem diferentes, sofreriam menos.
Dizes que se fossem como tu queres, seriam melhor.
Escuto sem te ouvir.
Para que te quereria eu ouvir?
Ouvindo-te nada ficaria sabendo.
Se as coisas fossem diferentes, seriam diferentes: eis tudo.
Se as coisas fossem como tu queres, seriam só como tu queres.
Ai de ti e de todos que levam a vida
A querer inventar a máquina de fazer felicidade!

Alberto Caeiro

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