Poesia & poemas

31 luglio 2010

Pensa

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:54 pm

Pensa a una delicata morbidezza.
Pensa a una nuvola, non per quello che è, vapore e aria,
ma per come l’immaginazione la domina,
la nomina, la trattiene in bilico sull’orlo della mente.
Pensa a un passerotto.
Osserva le sfumature di pastello,
l’opale dei soli al tramonto,
e come gli alberi si oscurano in ogni trama e ombra di verde.
Pensa al primo timido amore
che non osa dire quello che pensa di vedere
ma aspetta in un librarsi felice.
Pensa alla gioia concreta di un bambino sulla spiaggia
non ancora diviso dal luogo da dove guarda
o come si incolla alle conchiglie.
Pensa ai quadri e alle loro decise trasformazioni.
E infine, pensa ai primi invitanti accordi di una musica,
il primo fiero attacco dei violini, poi il suono dei corni,
e poi sii grato per come la mente può danzare
in mezzo e attorno e sotto le parole.
E rallegrati.

Elizabeth Jennings

Elizabeth Jennings (July 18, 1926 – October 26, 2001) was an English poet, noted for her clarity of style and simplicity of literary approach. Her Roman Catholicism coloured much of her work.
Jennings was born in Lincolnshire, but her family moved to Oxford when she was six. There she later attended St Anne’s College. After graduation, she became a librarian.
She is not generally regarded as an innovator. Her work displays a simplicity of metre and rhyme shared with Philip Larkin, Kingsley Amis and Thom Gunn, all members of the group of English poets known as The Movement. She always made it clear that, whilst her life, which included a spell of severe mental illness, contributed to the themes contained within her work, she did not write explicitly autobiographical poetry. She is buried in Wolvercote Cemetery, Oxford.

30 luglio 2010

Abdicação

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:39 pm

Toma-me, ó noite eterna, nos teus braços
E chama-me teu filho.
Eu sou um rei
que voluntariamente abandonei
O meu trono de sonhos e cansaços.

Minha espada, pesada a braços lassos,
Em mão viris e calmas entreguei;
E meu cetro e coroa — eu os deixei
Na antecâmara, feitos em pedaços

Minha cota de malha, tão inútil,
Minhas esporas de um tinir tão fútil,
Deixei-as pela fria escadaria.

Despi a realeza, corpo e alma,
E regressei à noite antiga e calma
Como a paisagem ao morrer do dia.

Fernando Pessoa

Abdicazione

Prendimi fra le braccia, notte eterna,
e chiamami tuo figlio.
Io sono un re
che volontariamente ha abbandonato
il proprio trono di sogni e di stanchezze.

La spada mia, pesante in braccia stanche,
l’ho confidata a mani più virili e calme;
lo scettro e la corona li ho lasciati
nell’anticamera, rotti in mille pezzi.

La mia cotta di ferro, così inutile,
e gli speroni, dal futile tinnire,
li ho abbandonati sul gelido scalone.

La regalità ho smesso, anima e corpo,
per ritornare a notte antica e calma,
come il paesaggio, quando il giorno muore.

Se mi ami non piangere!

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 1:36 pm

Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo,
questi orizzonti senza fine,
questa luce che tutto investe e penetra,
non piangeresti, se tu mi amassi!
Sono ormai assorbito nell’incanto di Dio,
nella sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo
sono così piccole al confronto!
Mi è rimasto l’amore di te,
una tenerezza dilatata che tu neppure immagini.

Vivo in una gioia purissima.

Nelle angustie del tempo,
pensa a questa casa
ove, un giorno,
saremo riuniti oltre la morte,
dissetati alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore infinito.

Non piangere, se veramente mi ami!

Sant’Agostino

Se conhecesses o mistério imenso do céu onde agora vivo,
este horizonte sem fim,
esta luz que tudo reveste e penetra,
não chorarias, se me amas!
Estou já abosvido no encanto de Deus,
na sua infindável beleza.
Permanece em mim o seu amor,
uma enorme ternura,
que nem tu consegues imaginar.
Vivo numa alegria puríssima.
Nas angústias do tempo, pensa nesta casa onde, um dia,
estaremos reunidos para além da morte,
matando, a sede na fonte inesgotável da alegria e do amor infinito.
Não chores,
se verdadeiramente me amas!

29 luglio 2010

Confissão

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:11 pm

Se não a vejo e o espírito a afigura,
Cresce este meu desejo de hora em hora…
Cuido dizer-lhe o amor que me tortura,
O amor que a exalta e a pede e a chama e a implora.

Cuido contar-lhe o mal, pedir-lhe a cura…
Abrir-lhe o incerto coração que chora,
Mostrar-lhe o fundo intacto de ternura,
Agora, embevecida e mansa agora…

E é num arroubo em que a alma desfalece
De sonhá-la prendada e casta e clara,
Que eu, em minha miséria, absorto a aguardo…

Mas ela chega, e toda me parece
Tão acima de mim…tão linda e rara…
Que hesito, balbucio e me acobardo.

Manuel Bandeira (1886-1968)

Fa pure del tuo peggio per sfuggirmi

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:08 pm

Fa pure del tuo peggio per sfuggirmi,
tu in me vivrai per tutta la vita
e vita non durerà più a lungo del tuo amore,
perché sol da questo affetto essa dipende.
Quindi temer non devo il peggior dei torti
quando nel più piccolo la mia vita ha fine;
mi par di meritare miglior sorte
di quella che in balìa dei tuoi capricci.
Non puoi torturarmi con la tua incostanza
Perché nel tuo disdegno muore la mia vita:
o che beato titolo solo io posseggo,
felice del tuo amore, felice di morire!
Ma esiste felicità che nuvole non tema?
Tu potresti ingannarmi ed io non saperlo.

William Shakespeare, (Sonetto 92)

28 luglio 2010

Na Casa Defronte

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:37 pm

Na casa defronte de mim e dos meus sonhos,
Que felicidade há sempre!
Moram ali pessoas que desconheço, que já vi mas não vi.
São felizes, porque não sou eu.

As crianças, que brincam às sacadas altas,
Vivem entre vasos de flores,
Sem dúvida, eternamente.

As vozes, que sobem do interior do doméstico,
Cantam sempre, sem dúvida.
Sim, devem cantar. Quando há festa cá fora, há festa lá dentro.
Assim tem que ser onde tudo se ajusta —
O homem à Natureza, porque a cidade é Natureza.

Que grande felicidade não ser eu! Mas os outros não sentirão assim também?
Quais outros? Não há outros.
O que os outros sentem é uma casa com a janela fechada,
Ou, quando se abre,
É para as crianças brincarem na varanda de grades,
Entre os vasos de flores que nunca vi quais eram.
Os outros nunca sentem. Quem sente somos nós,
Sim, todos nós,
Até eu, que neste momento já não estou sentindo nada.

Nada! Não sei…
Um nada que dói …

Fernando Pessoa (Álvaro de campos)

Nella casa di fronte

Nella casa di fronte a me e ai miei sogni
che felicità c’è sempre!

Vi abitano persone sconosciute che ho già visto senza vedere.
Sono felici, perché esse non sono io.

I bambini, che giocano sugli alti terrazzi,
vivono tra vasi di fiori,
eternamente, senza dubbio.

Le voci che salgono dall’intimità domestica
cantano sempre, senza dubbio.
Sì, devono cantare.

Quando è festa qua fuori, è festa là dentro.
E così deve essere laddove tutto si adatta:
l’uomo alla Natura, perché la città è Natura.

Che grande felicità non essere io!

Ma anche gli altri non penseranno così?
Quali altri? Non ci sono altri.
Quanto pensano gli altri è una casa con la finestra chiusa,
o se si apre,
è perché i bambini possano giocare sulla veranda inferriata,
tra i vasi di fiori che non ho mai visto quali fossero.

Gli altri non sentono mai.
Chi sente siamo noi,
sì, tutti noi,
perfino io, che ora non sento più nulla.

Nulla? Non so…
Un nulla che fa male…

Sotto una piccola stella

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:20 am

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto, se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti, se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

Wislawa Szymborska, da Ogni Caso, 1972

27 luglio 2010

Mensagem

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:39 pm

Diego não conhecia o mar.
O pai levou-o para que descobrisse o mar.
Ele, o mar, estava do outro lado das dunas altas, esperando.
Quando o menhino e o pai enfim alcançaram aquelas alturas de areia,
depois de muito caminhar,
o mar estava ne frente de seus olhos.
E foi tanta a imensidão do mar,
e tanto o seu fulgor,
que o menhino ficou mudo de beleza.
E quando finalmente conseguiu falar,
tremendo, gaguejando, pediu ao pai:
-“Me ajuda a olhar!”

Eduardo Galeano, in “O Livro dos Abraços”.

Messaggio

Diego non conosceva il mare.
Esso, il mare, stava dall’altro lato delle dune alte, apettando.
Quando il bambino e il padre raggiunsero finalmente quelle colline di sabbia,
dopo aver camminato molto,
il mare stava di fronte ai loro occhi.
E fu tanta l’immensità del mare,
e tanto il suo fulgore,
che il bambino restò muto per la bellezza.
E quando finalmente riuscì a parlare,
tremando, balbettando, chiese al padre:
-“Aiutami a guardare!”

traduzione di Pierino Bonifazio

26 luglio 2010

Il vero amore non lascia tracce

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:49 pm

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai

Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

Leonard Cohen

Elegia

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 6:06 pm

Há coisas que a gente não sabe nunca o que fazer com elas…
Uma velhinha sozinha numa gare.
Um sapato preto perdido do seu par: símbolo
Da mais absoluta viuvez.
As recordações das solteironas.
Essas gravatas
De um mau gosto tocante
Que nos dão as velhas tias.
As velhas tias.
Um novo parente que se descobre.
A palavra “quincúncio”.
Esses pensamentos que nos chegam de súbito nas ocasiões
[ mais impróprias.
Um cachorro anônimo que resolve ir seguindo a gente
[ pela madrugada na cidade deserta.
Este poema, este pobre poema
Sem fim…

Mário Quintana (1906 – 1994) no livro APONTAMENTOS DE HISTÓRIA SOBRENATURAL, Poesia Completa, Nova Aguilar,

Elegia

Ci sono cose con cui la gente non sa mai come comportarsi…
Una vecchina tutta sola alla stazione.
Una scarpa nera spaiata: simbolo
della più assoluta vedovanza.
I ricordi delle zitellone.
Quelle cravatte
di così cattivo gusto
che ci danno le vecchie zie.
Le vecchie zie.
Un nuovo parente appena conosciuto.
La parola “quinconce”.
Quei pensieri che ci vengono improvvisi nelle occasioni
[ più improprie.
Un cagnolino anonimo che decide di venirti dietro al mattino
[ presto per la città deserta.
Questa poesia, questa povera poesia
senza fine…

traduzione di Pierino Bonifazio nel libro “Poesie di Mario Quintana” – edição bilíngüe – Casa Editrice: ZOUK

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