Poesia & poemas

28 gennaio 2016

ANCORA

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:01 am

treno_deportati

Sono piombati i vagoni
che qui trasportano i nomi,
e dove poi questi andranno
e se mai scenderanno,
non chiedete, chissà, non lo so.

Il nome Natan picchia l’impiantito,
il nome Isacco canta impazzito,
il nome Sara implora acqua per il nome
Aronne, che intanto di sete muore.

Non saltar giù, nome di Davide.
Tu sei un nome che porta a sventura,
che a nessuno è dato, spaesato,
averlo qui è una gran sciagura.

Tuo figlio abbia nome slavo,
ché qui ogni capello viene contato,
ché qui bene e male sono distinti
in base al nome e ai lineamenti.

Non saltar giù. Il figlio sarà Casimiro.
Non saltar giù. Non è ancora l’ora.
Come una risata echeggia la notte
e scimmiotta la ruota che batte.

Una nuvola d’uomini passava,
due gocce, una lacrima restava,
due gocce, una lacrima, arsura.
I binari vanno nella selva oscura.

Tu-tum fa la ruota. Non c’è uscita.
Tu-tum. Corre il treno delle grida.
Tu-tum. Destata nella notte sento
tu-tum, i colpi sordi del silenzio.

Wisława Szymborska

traduzione di Pietro Marchesani

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16 gennaio 2016

Objetos perdidos

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:17 pm

Os guarda-chuvas perdidos.. aonde vão parar os guarda-chuvas perdidos? E os botões que se desprenderam? E as pastas de papéis, os estojos de pince-nez, as maletas esquecidas nas gares, as dentaduras postiças, os pacotes de compras, os lenços com pequenas economias, aonde vão parar todos esses objetos heteróclitos e tristes? Não sabes? Vão parar nos anéis de Saturno, são eles que formam, eternamente girando, os estranhos anéis desse planeta misterioso e amigo.

Mario Quintana

Traduzione: Pierino Bonifazio

Oggetti smarriti

Gli ombrelli smarriti… dove vanno a finire gli ombrelli smarriti? E i bottoni staccati? E le cartelline di carte, gli astucci degli occhiali, le borse dimenticate nelle stazioni, le dentiere, i pacchetti della spesa, i fazzoletti con i piccoli risparmi, dove vanno a finire tutti questi oggetti eterocliti e tristi? Non lo sai? Vanno a finire negli anelli di Saturno, son loro che formano, girando senza fine, gli strani anelli di questo pianeta misterioso e amico.

Al mio caro e affettuoso marito

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:05 pm

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Se mai due furono uno, noi di certo.
Se mai marito sia da moglie amato, tu lo sei;
se mai moglie fu lieta del marito,
confrontatevi, donne, con me, se potete.
Ho in pregio l’amor tuo più che miniere d’oro
o di quante ricchezze l’Oriente possiede.
L’amor mio è tale che i fiumi non possono spegnerlo,
né altro se non l’amor tuo potrebbe ricompensarlo.
L’amor tuo è tale che mai potrei ripagarlo:
prego il cielo che te ne rimeriti in molti modi.
Allora, mentre viviamo, nell’amore perseveriamo,
sì che quando più non vivremo, si viva per sempre.

Anne Bradstreet

Traduzione di Tommaso Pisanti

Psicografia

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:57 pm

Também eu saio à revelia
e procuro uma síntese nas demoras
cato obsessões com fria têmpera e digo
do coração: não soube e digo
da palavra: não digo (não posso ainda acreditar
na vida) e demito o verso como quem acena
e vivo como quem despede a raiva de ter visto

Ana Cristina Cesar
(1952-1083)

7 gennaio 2016

In modo inimitabile la vita sa mentire

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 2:15 pm

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In modo inimitabile la vita sa mentire:
al di là di attese e smentite…
Ma dal tremito di tutte le vene
lo puoi capire: è viva!

Come stesi sull’erba: azzurro, afa…
(Irretiti? che importa?) – cielo, suono…
Ronzio di cento pungiglioni…
Rallégrati! Sei stato tu a chiamare!

Non biasimarmi, amore, se in noi corpi
l’anima è stregabile a tal punto
che la fronte, ecco, inclina al sogno.
Sei stato tu a cantare!

Nel bianco libro dei tuoi silenzi,
nell’argilla selvaggia dei tuoi «sì»,
quieta reclino l’aggetto della fronte:
giacché il palmo della mano è vita.

Marina Ivanovna Cvetaeva
8 luglio 1922

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Dopo la Russia e altri versi”, Mondadori Editore,  1988

Este livro

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 2:08 pm

Meu filho. Não é automatismo. Juro. É jazz do
coração. É prosa que dá prêmio. Um tea for two
total, tilintar de verdade que você seduz,
charmeur volante, pela pista, a toda. Enfie a
carapuça.
E cante.
Puro açúcar branco e blue.

Ana Cristina Cesar
(1952-1983)

6 gennaio 2016

L’anima sceglie i suoi compagni

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:38 pm

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L’anima sceglie i suoi compagni
e poi chiude la porta;
la sua divina maggiore età
estranei non sopporta.

Impassibile, sente il cocchio che si ferma
presso il cancello esterno.
Impassibile, guarda un re inginocchiarsi
sul suo tappeto.

Mi risulta che in mezzo a tanti
ne sceglie uno solo:
poi chiude le valve della sua attenzione
come fossero una pietra.
Emily Dickinson

The Soul selects her own Society –
Then – shuts the Door –
To her divine Majority –
Present no more –

Unmoved – she notes the Chariots – pausing –
At her low Gate –
Unmoved – an Emperor be kneeling
Upon her Mat –

I’ve known her – from an ample nation –
Choose One –
Then – close the Valves of her attention –
Like Stone –

L’anima come una giovane corteggiata, che guarda ai suoi pretendenti e, una volta raggiunta la “maggiore età”, ne sceglie uno, restando poi indifferente a chiunque, fosse anche un imperatore.
Possiamo leggerla in due direzioni: una orgogliosa rivendicazione della libertà di scelta della propria mente, che non si fa influenzare dalla circostanze esteriori, ma anche, in particolare nella chiusa, un elogio della fermezza e della fedeltà, nelle idee e nell’amore.

5 gennaio 2016

Olhos verdes

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 5:01 pm

São uns olhos verdes, verdes,
Uns olhos de verde-mar,
Quando o tempo vai bonança;
Uns olhos cor de esperança,
Uns olhos por que morri;
Que ai de mim!
Nem já sei qual fiquei sendo
Depois que os vi!

Como duas esmeraldas,
Iguais na forma e na cor,
Têm luz mais branda e mais forte,
Diz uma — vida, outra — morte;
Uma — loucura, outra — amor.
Mas ai de mim!
Nem já sei qual fiquei sendo
Depois que os vi!

São verdes da cor do prado,
Exprimem qualquer paixão,
Tão facilmente se inflamam,
Tão meigamente derramam
Fogo e luz do coração
Mas ai de mim!
Nem já sei qual fiquei sendo
depois que os vi!

São uns olhos verdes, verdes,
Que podem também brilhar;
Não são de um verde embaçado,
Mas verdes da cor do prado,
Mas verdes da cor do mar.
Mas ai de mim!
Nem já sei qual fiquei sendo
Depois que os vi!

Como se lê num espelho,
Pude ler nos olhos seus!
Os olhos mostram a alma,
Que as ondas postas em calma
Também refletem os céus;
Mas ai de mim!
Nem já sei qual fiquei sendo
Depois que os vi!

Dizei vós, ó meus amigos,
Se vos perguntam por mim,
Que eu vivo só da lembrança
De uns olhos cor de esperança,
De uns olhos verdes que vi!
Que ai de mim!
Nem já sei qual fiquei sendo
Depois que os vi!

Dizei vós: Triste do bardo!
Deixou-se de amor finar!
Viu uns olhos verdes, verdes,
uns olhos da cor do mar:
Eram verdes sem esp’rança,
Davam amor sem amar!
Dizei-o vós, meus amigos,
Que ai de mim!
Não pertenço mais à vida
Depois que os vi!

Gonçalves Dias
(1823-1864)

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