Poesia & poemas

28 ottobre 2015

GENTE SUL PONTE

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 3:12 pm

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Strano pianeta e strana gente che lo abita.
Sottostanno al tempo, ma non vogliono accettarlo.
Hanno modi per esprimere la loro protesta.
Fanno quadretti, ad esempio questo:

A un primo sguardo nulla di particolare.
Si vede uno specchio d’acqua.
Si vede una delle sue sponde.
Si vede una barchetta che s’affatica.
Si vede un ponte sull’acqua e gente sul ponte.
La gente affretta visibilmente il passo
perché da una nuvola scura la pioggia
ha appena iniziato a scrosciare.

Il fatto è che poi non accade nulla.
La nuvola non muta colore né forma.
La pioggia non aumenta né smette.
La barchetta naviga immobile.
La gente sul ponte corre
proprio là dov’era un attimo prima.

E’ difficile esimersi qui da un commento:
il quadretto non è affatto innocente.
Qui il tempo è stato fermato.
Non si è più tenuto conto delle sue leggi.
Lo si è privato d’influenza sul corso degli eventi.
Lo si è ignorato e offeso.

A causa di un ribelle,
un tal Hiroshige Utagawa
(un essere che del resto
da molto, come è giusto, è scomparso),
il tempo è inciampato e caduto.

Forse non è che una burla innocua,
uno scherzo della portata di solo qualche galassia,
tuttavia ad ogni buon conto
aggiungiamo quanto segue:

Qui è bon ton
apprezzare molto questo quadretto,
ammirarlo e commuoversene da generazioni.

Per alcuni anche ciò non basta.
Sentono perfino il fruscio della pioggia,
sentono il freddo delle gocce sul collo,
guardano il ponte e la gente
come se là vedessero se stessi,
in quella stessa corsa che non finisce mai
per una strada senza fine, sempre da percorrere,
e credono nella loro arroganza
che sia davvero così.

Wislawa Szymborska

dalla raccolta “Scorcio di secolo”, Gente sul Ponte

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25 ottobre 2015

Por que me falas nesse idioma?

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 11:11 pm

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Por que me falas nesse idioma? perguntei-lhe, sonhando.
Em qualquer língua se entende essa palavra.
Sem qualquer língua.
O sangue sabe-o.
Uma inteligência esparsa aprende
esse convite inadiável.
Búzios somos, moendo a vida
inteira essa música incessante.
Morte, morte.
Levamos toda a vida morrendo em surdina.
No trabalho, no amor, acordados, em sonho.
A vida é a vigilância da morte,
até que o seu fogo veemente nos consuma
sem a consumir.

Cecília Meireles

Perchè mi parli in quella lingua?

Perché mi parli in quella lingua? gli chiesi,
sognando.
In qualsiasi lingua si capisce quella parola.
Senza alcuna lingua.
Il sangue lo sa.
Un’intelligenza dispersa apprende
Questo invito improrogabile.
Buccine siamo, consumando la vita
intera questa musica incessante.
Morte, morte.
Passiamo tutta la vita morendo in sordina.
Nel lavoro, nell’amore, svegli, in sogno.
La vita è vigilanza della morte,
fino a che il suo fuoco veemente ci consuma
senza consumare.

UN’ARTE

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:46 am

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Perdere è un’arte e non vuole maestro;
son tante le cose che naturalmente
si perdono, e perderle non è disastro.

Perdi un cosa al giorno. Accetta il maldestro
di chiavi perdute, di un’ora insipiente.
Perdere è un’arte e non vuole maestro.

Poi prova a perdere ancora, perdere presto:
i luoghi e i nomi, una meta imminente
e niente di ciò ti sembrerà un disastro.

Ho perso l’orologio di mia madre. Tosto
ho perso tre case: non ho più niente.
Perdere è un’arte e non vuole maestro;

Ho perso due belle città. E tutto il resto,
i miei regni, due fiumi e un continente.
mi mancano, certo, ma non è un disastro.

–Anche perdere te (gli scherzi, un gesto
che amo). Non m’inganno. E’ evidente
Perdere è un’arte e non vuole maestro.
anche se all’occhio sembra (scrivilo!) un disastro.

Elisabeth Bishop

(Traduzione di Andrea Sirotti)

ONE ART

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

–Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

24 ottobre 2015

Corpo

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 11:53 am

Adorei teu corpo,
Tombei de joelhos.
Encostei a fronte,
O rosto, em teu ventre.
Senti o gosto acre
De santidade
Do corpo nu.
Absorvi a existência,
Vi todas as coisas numa coisa só,
Compreendi tudo desde o princípio do Mundo.

Dante Milano
(1899-1991)

PER TUTTA LA VITA

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 11:50 am

“Mi sono sdraiato per farmi un pisolino. Ma appena chiudevo gli occhi

i cirri passavano lentamente sullo Stretto,

diretti in Canada. E le onde. Rotolavano su per la battigia

e poi rifluivano. Sai bene che non sogno.

Ma ieri notte ho sognato che assistevamo

a un funerale in mare. All’inizio ero attonito.

Poi pieno di rimpianti. Ma tu

m’hai sfiorato un braccio e hai detto: ‘No, va tutto bene.

Era molto vecchia, e poi lui l’ha amata tutta la vita”.

Raymond Carver

dalla raccolta ‘Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie’,

Primeiro Motivo da Rosa

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 11:41 am

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Vejo-te em seda e nácar,
e tão de orvalho trêmula,
que penso ver, efêmera,
toda a Beleza em lágrimas
por ser bela e ser frágil.

Meus olhos te ofereço:
espelho para a face
que terás, no meu verso,
quando, depois que passes,
jamais ninguém te esqueça.

Então, da seda e nácar,
toda de orvalho trêmula,
serás eterna. E efêmero
o rosto meu, nas lágrimas
do teu orvalho… E frágil.

Cecília Meireles

Sono innamorato?

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 11:09 am

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Sono innamorato?
Sì, poiché sto aspettando.
L’altro, invece, non aspetta mai.
Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta;
cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo;
ma a questo gioco io perdo sempre:
qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato,
esatto, o per meglio dire in anticipo.
La fatale identità dell’innamorato non è altro che:
io sono quello che aspetta.

Roland Barthes

dal libro Frammenti di un discorso amoroso

12 ottobre 2015

A canoa fantástica

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 12:48 pm

Pelas sombras temerosas
Onde vai esta canoa?
Vai tripulada ou perdida?
Vai ao certo ou vai à toa?
Semelha um tronco gigante
De palmeira, que s’escoa…
No dorso da correnteza,
Como bóia esta canoa!…
Mas não branqueja-lhe a vela!
N’água o remo não ressoa!
Serão fantasmas que descem
Na solitária canoa?
Que vulto é este sombrio
Gelado, imóvel, na proa?
Dir-se-ia o gênio das sombras
Do inferno sobre a canoa!…
Foi visão? Pobre criança!
À luz, que dos astros coa,
É teu, Maria, o cadáver,
Que desce nesta canoa?
Caída, pálida, branca!…
Não há quem dela se doa?!…
Vão-lhe os cabelos a rastos
Pela esteira da canoa!…
E as flores róseas dos golfos,
— Pobres flores da lagoa,
Enrolam-se em seus cabelos
E vão seguindo a canoa!…

Castro Alves

(1847-1871)

10 ottobre 2015

L’ombra

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:47 pm

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La mia ombra è come un buffone
dietro la regina. Quando lei si alza,
il buffone sulla parete balza
e sbatte nel soffitto col testone.

Il che forse a suo modo duole
nel mondo bidimensionale.
Forse al buffone non va la mia corte
e preferirebbe un diverso ruolo.

La regina si sporge dal balcone
e dal balcone lui si butta giù.
Così hanno diviso ogni azione,
però a uno ne tocca assai di più.

Si è preso il merlo i gesti liberali,
il pathos con la sua impudenza
e tutto ciò per cui non ho la forza
– corona, scettro, mantello regale.

Lieve sarò, ah, nell´agitare il braccio,
ah, lieve nel voltare indietro il capo,
sire, nell´ora del nostro commiato,
sire, alla stazione ferroviaria.

Sire, in quel momento sarà il buffone
a sdraiarsi sui binari alla stazione.

Wislawa Szymborska
(1962)

Assombramento

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:39 pm

Meia-noite amarela de sexta-feira,
com lua cheia, na meia quaresma,
no pequeno arraial.
Tinidos secos de matracas,
gente cantando orações tétricas
em frente às cruzes das encruzilhadas,
pedindo ao povo que está dormindo
rezas para as almas do purgatório
que eles estão encomendando.
E logo atrás vêm vultos brancos,
almas penadas sussurrando,
com ossos de defuntos alumiando nas frias mãos brancas.
Mulas-sem-cabeça galopam doidas,
pelas estradas,
queimando o capim com as chispas dos cascos.
Há lobisomens uivando,
na velha igreja tábuas rangendo.
caixões pretos junto das cruzes,
mortalhas largadas diante das portas,
uma mulher longa sentando nos telhados,
e o Pitorro, assentado no morro,
de chapéu na cabeça, cachimbando.
Por entre as sepulturas,
o fogo-fátuo de fósforo escorre:
é um grande raio da lua amarela,
que desceu, por engano, ao cemitério,
e lá vai fugindo,
assombrado, amedrontado,
sem tempo de sumir.
Latiram ao longe:
foi a noite, soltando os seus cachorros
“Corta-Vento”, “Rompe-Ferro”, “Acode-a-Tempo”,
para o socorrer…

Guimarães Rosa
(1908-1967)

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