Poesia & poemas

28 settembre 2012

Quem sabe?

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:16 am

Queria tanto saber porque sou eu!
Quem me enjeitou neste caminho escuro?
Queria tanto saber porque seguro
Nas minhas mãos o bem que não é meu!

Quem me dirá se, lá no alto, o céu
Também é para o mau, para o perjuro?
Para onde vai a alma, que morreu?
Queria encontrar Deus! Tanto o procuro!

A estrada de Damasco, o meu caminho,
O meu bordão de estrelas de ceguinho,
Água da fonte de que estou sedenta!

Quem sabe se este anseio de eternidade,
A tropeçar na sombra, é a verdade,
É já a mão de Deus que me acalenta?

Florbela Espanca  (1894-1930)

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27 settembre 2012

IL RIMORSO

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:21 pm

Ho commesso il peggiore dei peccati

che possa commettere un uomo, non sono stato

felice. Che i ghiacciai della dimenticanza

possano travolgermi e disperdermi senza pietà.

I miei mi generarono per il giuoco

azzardoso e stupendo della vita,

per la terra, per l’acqua, l’aria, il fuoco.

Li frodai. Non fui felice. Realizzata

non fu la giovane loro volontà. La mia mente

si applicò alle simmetriche ostinatezze

dell’arte che intesse nullerie.

Ereditai valore. Non fui valoroso.

Non mi abbandona, mi sta sempre allato

l’ombra d’essere stato un disgraziato.

Jorge Luis Borges

Da paginação

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:14 pm

Os livros de poemas devem ter margens largas e muitas páginas em branco e suficientes claros nas páginas impressas, para que as crianças possam enchê-los de desenhos – gatos, homens, aviões, casas, chaminés, árvores, luas, pontes, automóveis, cachorros, cavalos, bois, tranças, estrelas – que passarão também a fazer parte dos poemas…

Mario Quintana (1906 – 1994) in Sapato florido

L’impaginazione

I libri di poesie devono avere margini spaziosi e molte pagine in bianco e sufficienti spazi vuoti nelle pagine stampate, perché i bambini possano riempirli di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, comignoli, alberi, lune, ponti, automobili, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle – che entreranno anch’essi a far parte dei poemi…

“Quem ama inventa” la poesia di Mario Quintana tradotta da Pierino Bonifazio, Liberodiscrivere® edizioni – edizione bilingue Portoghese e Italiano http://www.Liberodiscrivere.it

26 settembre 2012

Tempo che muta

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:34 pm

Come varia il colore
delle stagioni,
così gli umori e i pensieri degli uomini.
Tutto nel mondo è mutevole tempo.
Ed ecco, è già il pallido,
sepolcrale autunno,
quando pur ieri imperava
la rigogliosa quasi eterna estate.

Vincenzo Cardarelli

Envelhecer

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:25 pm

Antes, todos os caminhos iam.
Agora, todos os caminhos vêm.
A casa é acolhedora, os livros poucos.
E eu mesmo preparo o chá para os fantasmas.

Mario Quintana (1906 – 1994)

Invecchiare

Una volta, tutte le strade andavano.
Ora, tutte le strade vengono.
La casa è accogliente, i libri pochi.
E io stesso preparo il tè per i fantasmi.

“Quem ama inventa” la poesia di Mario Quintana tradotta da Pierino Bonifazio, Liberodiscrivere® edizioni – edizione bilingue Portoghese e Italiano http://www.Liberodiscrivere.it

Illustrazione: Lara Sue

21 settembre 2012

Tenendo le cose assieme

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:24 pm

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

Mark Strand

Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.

Illustrazione: Maja Lindberg

Sombra das Moças em Flor

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:02 pm

À sombra doce das moças em flor,
gosto de deitar para descansar.
É uma sombra verde, macia, vã,
fruto escasso à beira da mão.
A mão não colhe… A sombra das moças
esparramada cobre todo o chão.

As moças sorriem fora de você.
Dentro de você há um desejo torto
que elas não sabem. As moças em flor
estão rindo, dançando, flutuando no ar.
O nome delas é uma carícia
disfarçada.

As moças vão casar e não é com você.
Elas casam mesmo, inútil protestar.
No meio da praça, no meio da roda
há um cego querendo pegar um braço,
todos os braços formam um laço,
mas não se enforque nem se disperse
em mil análises proustianas,
meu filho.

No meio da roda, debaixo da árvore,
a sombra das moças penetra no cego,
e o dia que nasce atrás das pupilas
é vago e tranquilo como um domingo.
E todos os sinos batem no cego
e todos os desejos morrem na sombra,
frutos maduros es esborrachando
no chão.

Carlos Drummond de Andrade

È ridicolo credere

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:57 pm

È ridicolo credere
che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

è ridicolo
ipotecare il tempo
e lo è altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in più tempi

e più che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall’esistibile,
il solo che si guarda
dall’esistere.

Eugenio Montale  (1896 – 1981)

18 settembre 2012

brasil

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:12 pm

O Zé Pereira chegou de caravela
E preguntou pro guarani de mata virgem
– Sois cristão?
– Não,  Sou bravo, sou forte sou filho da morte
Tetetê tetê Quizá Quizá Quecê!
Lá de longe a onça resmungava Uu! Ua! uu!
O negro zonzo saído da fornalha
Tomou a palavra e respondeu
– Sim pela graça de Deus
Canhem Babá Canhem Babá Cum Cum!
E fizeram o carnaval.

Oswald de Andrade (1890-1954)

Gli uomini che si voltano

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:08 pm

Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei tempi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Eugenio Montale  (1896 – 1981)

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