Poesia & poemas

30 giugno 2012

A MOLTI

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:46 pm

Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali…
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cúpidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente…

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
così io adesso voglio essere scordata.

Anna Achmatova

Многим

Я – голос ваш, жар вашего дыханья,
Я – отраженье вашего лица.
Напрасных крыл напрасны трепетанья, –
Ведь все равно я с вами до конца.

Вот отчего вы любите так жадно
Меня в грехе и в немощи моей,
Вот отчего вы дали неоглядно
Мне лучшего из ваших сыновей,
Вот отчего вы даже не спросили
Меня ни слова никогда о нем
И чадными хвалами задымили
Мой навсегда опустошенный дом.
И говорят – нельзя теснее слиться,
Нельзя непоправимее любить…

Как хочет тень от тела отделиться,
Как хочет плоть с душою разлучиться,
Так я хочу теперь – забытой быть.

Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Odessa, 11 giugno 1889 – Domodedovo  [Домодедово] – Mosca – 5 marzo 1966). Figlia di un ingegnere meccanico, studiò a Kiev e a Pietroburgo dove nel 1910 sposò il poeta Nikolaj Stepanovič Gumilëv che l’anno dopo il loro matrimonio fondò con la Achmatova e con Sergej Gorodeckij  fondò lo «Cech Poetov» (Corporazione dei poeti) da cui prese vita il movimento acmeista. In quegli anni la Achmatova andò spesso a Parigi dove conobbe Amedeo Modigliani che la ritrasse in numerosi disegni.
Pochissime le raccolte pubblicate (Rosario nel 1014, Lo stormo bianco nel 1917, Piantaggine  nel 1920): nel 1921 Gumilëv, accusato di complotto  antibolscevico, venne fucilato e per Achmatova comincia un lungo periodo di duro ostracismo – diventerà molto difficile per lei pubblicare versi – dovuto anche al fatto che la sua poesia è ritenuta lontana dalla nuova realtà. Dopo l’arresto del figlio avuto da Gumilëv e la morte del secondo marito, scrisse Requiem, la stessa asciuttezza dei versi giovanili, la brevità essenziale. Con Requiem e con il successivo Poema senza eroe, scritto tra il 1940 e il 1942, ma rimaneggiato fino alla morte, Achmatova dà un esempio potente di coscienza della propria contemporaneità.

Achmatova rifiutò la scelta dell’esilio. Scrisse, anzi, versi di fiero rifiuto: «Con loro io non sto che la terra/abbandonarono ai nemici da straziare./ La rozza loro lusinga non intendo,/ non darò loro i miei canti».

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Inscrição

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:35 pm

Sou entre flor e nuvem,
estrela e mar.
Por que havemos de ser unicamente humanos,
limitados em chorar?
Não encontro caminhos
fáceis de andar
Meu rosto vário desorienta as firmes pedras
que não sabem de água e de ar
E por isso levito.
É bom deixar
um pouco de ternura e encanto indiferente
de herança,em cada lugar.
Rastro de flor e estrela,
nuvem e mar.
Meu destino é mais longe e meu passo mais rápido:
a sombra é que vai devagar.

Cecília Meireles

27 giugno 2012

Eccesso

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:30 pm

Hanno scoperto una nuova stella,
ma non vuol dire che vi sia più luce
e qualcosa che prima mancava.

La stella è grande e lontana,
tanto lontana da essere piccola,
perfino più piccola di altre
assai più piccole di lei.
Lo stupirsi non sarebbe qui affatto strano
se solo ne avessimo il tempo.

L’età della stella, la sua massa, la sua posizione,
tutto ciò basta forse
per una tesi di dottorato
e un piccolo rinfresco
negli ambienti vicini al cielo:
l’astronomo, sua moglie, parenti, colleghi,
atmosfera rilassata, abito informale,
si conversa soprattutto di temi locali
e si masticano noccioline.

Una stella magnifica,
ma non è un buon motivo
per non brindare alle nostre signore
assai più vicine.

Una stella senza conseguenze.
Ininfluente sul tempo, la moda, l’esito del match,
il governo, le entrate, la crisi dei valori.

Senza riflessi su propaganda e industria pesante,
sulla laccatura del tavolo delle trattative.
In sovrappiù per i giorni contati della vita.

A che serve qui chiedersi
sotto quante stelle nasce l’uomo,
e sotto quante dopo un breve attimo muore.

Nuova.
– Mostrami almeno dov’è.
– Tra il bordo della nuvoletta bigia sfilacciata
e quel rametto, più a sinistra, di acacia.
– Ah, eccola – dico.

Wislawa Szymborska

Felicidade

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:23 pm

Felicidade – o título tão comprido deste poema tão pequeno!
Felicidade – substantivo comum, feminino, singular, polissilábico.
Tão polissilábico. Tão singular. Tão feminino. E tão pouco comum.
Substantivo complicado, metafísico,
que cabe todo
na beleza clara de alguém que eu sei
e no sorriso sem dentes de meu filho.

Abgar Renault

25 giugno 2012

In quattordici versi solamente

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:07 pm

In quattordici versi solamente,
poiché la tradizione così vuole,
voglio parlar di te compiutamente:
come si dice, in poche parole.

Intanto sono già ridotti a dieci:
occorrerà una sintesi più forte:
invece di “preghiere” dirò “preci”,
cesellerò immagini più corte.

Me ne restano sei, ma sufficienti:
non ne dovrebbe occorrere di più
se sono versi fervidi e stringenti.

Tre versi possono essere un bijoux,
basta vedere i componimenti
di Dante, o di Petrarca. Tu sei tu.

Roberto Piumini

da “L’amore in forma chiusa” ed. Il Melangolo. Genova 1997

Coração é terra que ninguém vê

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:55 pm

Quis ser um dia, jardineira
de um coração.
Sachei, mondei – nada colhi.
Nasceram espinhos
e nos espinhos me feri.

Quis ser um dia, jardineira
de um coração.
Cavei, plantei.
Na terra ingrata
nada criei.

Semeador da Parábola…
Lancei a boa semente
a gestos largos…
Aves do céu levaram.
Espinhos do chão cobriram.
O resto se perdeu
na terra dura
da ingratidão

Coração é terra que ninguém vê
– diz o ditado.
Plantei, reguei, nada deu, não.
Terra de lagedo, de pedregulho,
– teu coração. Bati na porta de um coração.
Bati. Bati. Nada escutei.
Casa vazia. Porta fechada,
foi que encontrei…

Cora Coralina  (1889-1985)

24 giugno 2012

Perché in sonetti? Non è cosa trita…

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 12:26 pm

Perché in sonetti? Non è cosa trita
cantarti in questo stile medioevale
piuttosto che nella forma scaltrita
di una scrittura nuova e disuguale?

E non sarà che il linguaggio antico
mi porti a far figure un po’ datate
e le espressioni che scrivendo dico
sembrino o peggio siano inadeguate?

Non credo, se leggendo ogni sonetto
ti sembrerà che quello che ho detto
siano la mia voce e il vero accento.

Non credo, se ascoltando ogni verso
non avrai dubbi che con te converso
e non con qualche dama del Trecento.

Roberto Piumini

da “L’amore in forma chiusa” ed. Il Melangolo. Genova 1997
Illustrazione di Haruki Murakami, “Norwegian Wood”

Assim eu vejo a vida

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:23 am

A vida tem duas faces:
Positiva e negativa
O passado foi duro
mas deixou o seu legado
Saber viver é a grande sabedoria
Que eu possa dignificar
Minha condição de mulher,
Aceitar suas limitações
E me fazer pedra de segurança
dos valores que vão desmoronando.
Nasci em tempos rudes
Aceitei contradições
lutas e pedras
como lições de vida
e delas me sirvo
Aprendi a viver.

Cora Coralina   (1889-1985)

Il millunesimo bacio ho interrotto

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:14 am

Il millunesimo bacio ho interrotto
per un bacio di sguardo: tu ridevi,
ma non ridevi a me, rivolta ancora
a una gioia interna, un tuo contento.

Non t’ho sorpresa sola: però sotto
alla dolcezza bella che splendevi
c’era una privatissima signora,
molto felice ma con portamento.

Sciocchezze, e però non tutta mia
era la vastità del tuo baciare:
altro passava nella tua allegria.

Un uomo, in amore, è lui soltanto,
mentre una donna porta nell’amare
numerosissime compagne accanto.

Roberto Piumini

da “L’amore in forma chiusa” ed. Il Melangolo. Genova 1997.

23 giugno 2012

Tu Tens um Medo

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 1:42 pm

Acabar.
Não vês que acabas todo o dia.
Que morres no amor.
Na tristeza.
Na dúvida.
No desejo.
Que te renovas todo dia.
No amor.
Na tristeza
Na dúvida.
No desejo.
Que és sempre outro.
Que és sempre o mesmo.
Que morrerás por idades imensas.
Até não teres medo de morrer.
E então serás eterno.
Não ames como os homens amam.
Não ames com amor.
Ama sem amor.
Ama sem querer.
Ama sem sentir.
Ama como se fosses outro.
Como se fosses amar.
Sem esperar.
Tão separado do que ama, em ti,
Que não te inquiete
Se o amor leva à felicidade,
Se leva à morte,
Se leva a algum destino.
Se te leva.
E se vai, ele mesmo…
Não faças de ti
Um sonho a realizar.
Vai.
Sem caminho marcado.
Tu és o de todos os caminhos.
Sê apenas uma presença.
Invisível presença silenciosa.
Todas as coisas esperam a luz,
Sem dizerem que a esperam.
Sem saberem que existe.
Todas as coisas esperarão por ti,
Sem te falarem.
Sem lhes falares.
Sê o que renuncia
Altamente:
Sem tristeza da tua renúncia!
Sem orgulho da tua renúncia!
Abre as tuas mãos sobre o infinito.
E não deixes ficar de ti
Nem esse último gesto!
O que tu viste amargo,
Doloroso,
Difícil,
O que tu viste inútil
Foi o que viram os teus olhos
Humanos,
Esquecidos…
Enganados…
No momento da tua renúncia
Estende sobre a vida
Os teus olhos
E tu verás o que vias:
Mas tu verás melhor…
… E tudo que era efêmero
se desfez.
E ficaste só tu, que é eterno.

Cecília Meireles   (1901-1964)

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