Poesia & poemas

31 luglio 2011

Canção do Amor Imprevisto

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 11:37 am

Eu sou um homem fechado.
O mundo me tornou egoísta e mau.
E a minha poesia é um vício triste,
Desesperado e solitário
Que eu faço tudo por abafar.

Mas tu apareceste com a tua boca fresca de madrugada,
Com o teu passo leve,
Com esses teus cabelos…

E o homem taciturno ficou imóvel, sem compreender
nada, numa alegria atônita…

A súbita, a dolorosa alegria de um espantalho inútil
Aonde viessem pousar os passarinhos.

Mario Quintana

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Perché è cosi

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:57 am

Non credo sarò mai capace di scrivere poesia
Lo penso ogni volta che dei poeti ne leggo i versi.
Immortali.
Universali.
A volte mi prende la voglia di tentare
ma poi mi accorgo che c’è qualcosa che mi manca.
Me ne manca il pallore
la malattia tenera delle mani
l’orlo di una vena.
È che la mia pelle assorbe il nero e lo fa sparire
in un nervo che si scopre
nel bianco sorriso della pazza del paese

Lisa Sammarco

30 luglio 2011

Com indiferença

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:10 pm

E por fim a manhã talvez comece
debaixo duma pedra
ou da noite escorra sobre as primeiras
violetas ou as últimas que sei eu.

Embora seja inverno desde há muito
a vocação das folhas é ser ave
ou música quando no vento
arde o coração da cal.

Ou o meu o meu.

Eugénio de Andrade  – (1923-2005)

Rinvii

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:04 pm

Rinviamo continuamente l’istante
in cui non ci incontreremo in nessun luogo.
Nel frattempo ridiamo molte volte
di tante cose della nostra vita,
e a volte piangiamo soli, di nascosto,
per ciò che non ritornerà mai più.

Titos Patrikios

29 luglio 2011

Poema de circunstância

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:07 pm

Onde estão os meus verdes?
Os meus azuis?
O Arranha-Céu comeu!
E ainda falam nos mastodontes, nos brontossauros,
nos tiranossauros,
Que mais sei eu…
Os verdadeiros monstros, os Papões, são eles, os
arranha-céus.
Daqui
Do fundo
Das suas goelas,
Só vemos o céu, estreitamente, através de suas
empinadas gargantas ressecas.
Para que lhes serviu beberem tanta luz?!
Defronte
À janela aonde trabalho
Há uma grande árvore…
Mas já estão gestando um monstro de permeio!
Sim, uma grande árvore…Enquanto há verde,
Pastai, pastai, olhos meus…
Uma grande árvore muito verde…Ah,
Todos os meus olhares são de adeus
Como o último olhar de um condenado!

Mario Quintana

Ancora un’altra estate

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 9:01 pm

Pensa se non avessi fatto in tempo
anche quest’estate
a vedere di nuovo la luce sfolgorante
ad avvertire il tocco del sole sul mio corpo
a respirare gli odori freschi o guasti
a gustare sapori pepati e dolceamari
a sentire le cicale fino al profondo della notte
a comprendere i miei cari che amo
a non spazientirmi con chi mi sostiene
a pensare anche a chi ho voluto dimenticare
a trovare amici che vengono da lontano
a lasciar entrare anche altre vite nella mia
a nuotare nel mare caldo
a osservare corpi freschi nudi
a rievocare amori, a sognarne di nuovi
a percepire il cambiamento delle cose.
Così, visto che sono arrivato a quest’estate,
dico: spero di arrivare al prossimo Natale
a qualche prossimo Capodanno –
poi più avanti vedremo.

Titos Patrikios

Os amigos

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:36 pm

Os amigos amei
despido de ternura
fatigada;
uns iam, outros vinham;
a nenhum perguntava
porque partia,
porque ficava;
era pouco o que tinha,
pouco o que dava,
mas também só queria
partilhar
a sede de alegria –
por mais amarga.

Machado de Assis  – (1839-1908)

Ovunque tu sia

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:31 pm

Ovunque tu sia mi sei accanto.

Stringo la tua cintura alla mia vita. Mia profonda fierezza.

Ovunque io sia, tu sei vicino a me.

Sei la cintura di sicurezza della mia vita; ti stringo, ti allaccio,

sei tu che mi proteggi dagli sbandamenti dell’anima e del mondo,

dalle violenze improvvise degli estranei e dalle assurdità

senza nome.

Che sollievo tornare al tuo abbraccio.

Ghiannis Ritsos

28 luglio 2011

Despropósito geral

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 10:14 pm

Esse estranho hábito,
escrever obras-primas.
não me veio rápido.
Custou-me rimas.
Umas, paguei caro,
liras, vidas, preços máximos.
Umas, foi fácil.
Outras, nem falo.
Me lembro duma
que desfiz a socos.
Duas, em suma.
Bati mais um pouco.
Esse estranho abuso,
adquiri, faz séculos.
Aos outros, as músicas.
Eu, senhor, sou todo ecos.

 

Paulo Leminski

Brano dal mio testamento

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:08 pm

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del mio tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione m’ha portato avanti e son rimasto
indietro, al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate, ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austera forma d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz.
Fa’ presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici: gia! i nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri:
dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto pietra, l’acqua fango,
la verità un uccello che non canta.
È questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sfòrzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. È questo che ti lascio.

Kriton Athanasulis  (poeta greco, 1916-1979)

Traduzione di Filippo Maria Pontani
Antologia della poesia greca contemporanea a cura di Filippomaria Pontani
introduzione di Maurizio De Rosa
Crocetti Editore 2004

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