Poesia & poemas

30 settembre 2011

Eu, eu mesmo

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 4:01 pm

Eu, eu mesmo…
Eu, eu mesmo…
Eu, cheio de todos os cansaços
Quantos o mundo pode dar. –
Eu…
Afinal tudo, porque tudo é eu,
E até as estrelas, ao que parece,
Me saíram da algibeira para deslumbrar crianças…
Que crianças não sei…
Eu…
Imperfeito ? Incógnito ? Divino ?

Alvaro de Campos
Não sei…
Eu…
Tive um passado ? Sem dúvida…
Tenho um presente ? Sem dúvida…
Terei um futuro ? Sem dúvida…
A vida que pare de aqui a pouco…
Mas eu, eu…
Eu sou eu,
Eu fico eu,
Eu…

Álvaro de Campos

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De gli occhi de la mia donna si move

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:41 pm

De gli occhi de la mia donna si move
un lume sì gentil che, dove appare,
si veggion cose ch’uom non pò ritrare
per loro altezza e per lor esser nove:
e de’ suoi razzi sovra ‘l meo cor piove
tanta paura, che mi fa tremare
e dicer: “Qui non voglio mai tornare”;
ma poscia perdo tutte le mie prove:
e tornomi colà dov’io son vinto,
riconfortando gli occhi paurusi,
che sentier prima questo gran valore.
Quando son giunto, lasso!, ed e’ son chiusi;
lo disio che li mena quivi è stinto:
però proveggia a lo mio stato Amore.

Dante Alighieri

que tudo se foda…

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:31 pm

-que tudo se foda,
disse ela,
e se fodeu toda
Paulo Leminski

29 settembre 2011

La cena è pronta

Filed under: Articoli,Formazione,Teatro — patriziaercole @ 7:42 pm

La madre lo voleva medico (quindi, dopo le medie, doveva fare il Liceo classico). Il padre lo sognava ingegnere (perciò, dopo le medie, avrebbe frequentato il Liceo scientifico). La zia lo sognava cantante (di conseguenza, studente al Conservatorio). La nonna direttamente santo (senza bisogno di beatificazione!).
Vinse la zia.
Studiò canto nel Conservatorio della città. Più progrediva negli studi più i suoi genitori scuotevano le spalle e, sospirando, si chiedevano quale sarebbe stato il futuro di quel figlio canterino mentre “medico”, anche «di famiglia», poteva rappresentare  un futuro più che lodevole. La nonna, invece, non aveva perso le speranza. Si poteva convertire da un momento all’altro. Una “via di Damasco”, da qualche parte, ci doveva pur essere.
Quando comunicò alla famiglia di essersi iscritto al Liceo artistico serale, al padre stava per prendere un infarto: non solo cantante, ma anche artista! Lo volevano morto arrabbiato!
La madre andava ripetendo al suo psicologo: «Dottore, ho un figlio artista! È grave?». La nonna prese a salmodiare rosari di quindici poste con le litanie dei santi. La zia, super contenta, che la sapeva lunga su come stimolare il lato creativo del nipote, gongolava sognando i posti in prima fila al teatro dell’opera.
Per ora cantava nelle piazze come seconda voce (faceva «EAH!» nei ritornelli dei mambo) in una orchestrina di ballo liscio.
Quando i genitori chiesero conto alla zia, costei disse che era assolutamente tutto come previsto. Questa fase l’avevano passata tutti i grandi cantanti e si chiamava precipuamente «gavetta».
«Corbezzoli!»
La grande occasione si presentò quella sera che un professore del Conservatorio telefonò a casa e chiese di lui. Era a fare «EAH!» in una piazza innominata di un paesino di montagna ma la nonna disse al professore che suo nipote era in Inghilterra per un’ audizione.
«Che peccato» fece sapere il professore «stanno cercando un cantante per la prossima Traviata. Quando lo sentite ditegli se è interessato… Sempre se farà in tempo a tornare da Londra».
Quando tornarono i genitori trovarono la nonna col rosario a tracolla che girava per casa come un’ossessa farfugliando «La Tra… La Tra… La Tra…»
«Oddio! Mamma cosa è successo? Stai male?»
«Presto un dottore!»
«Che dottore!» fece la nonna rinsavita «vostro figlio… mio nipote..»
«Nostro figlio? Ma ci vuoi dire cosa è successo, per carità»
«Mio nipote … canterà nella Traviata! »
«Nella Traviata? Ma come? Quando? Chi? »
«L’ho sempre detto io che quel ragazzo aveva stoffa da vendere!» disse la nonna.
«Mamma, per favore … Tu lo volevi far diventare Papa» disse la madre.
«E allora? Tu lo volevi medico» disse la nonna rivolta alla madre «e tu ingegnere!» concluse rivolgendosi al padre.
Nel frattempo giunse la zia: «Vi annuncio che sarò l’agente di mio nipote… almeno per primi tempi».
Da Londra, sotto le mentite spoglie di Motta di Rocca Gelata, lui tornò immediatamente presentandosi puntuale a teatro.
Il parossismo più assoluto si impadronì di tutta la casa.
Dai vestiti da sera per la Première. Alle scarpe, alle sciarpe di seta bianca, ai guanti fino al gomito per le signore, ai gemelli per la camicia del padre.
Tubino inguainante strettissimo e delirante fino all’asfissia per la madre con le forme che scoppiavano da tutte le parti: «Eppure, giuro sono ancora una 46!», urlava, tentando di respirare.
La nonna con cappellino con veletta era perfetta nel suo tailleur nero. Stonava, appena appena, un taglio a stella nella scarpa sinistra lucidata a “smalto notturno” in corrispondenza dell’ennesimo callo.
Il padre si difendeva bene: gemelli d’oro ai polsi, cipollone sul panciotto e sgargiante fazzoletto rosso al taschino (aveva saputo, da qualcuno al bar, che ad un certo punto dell’opera ci sarebbero stati dei toreri. Olé!). Rumore di cuoio delle scarpe e cintura strozza-pancia che assimilava bene il luogo dove fino a quarant’anni prima stavano le maniglie dell’amore ora desolatamente sostituite da un rotolo di pannicolo adiposo.
Solo la zia sapeva il fatto suo. Pantaloni larghi e ti-short comoda come una vera manager del cantante-nipote.
La sera della prima, davanti al teatro, tentarono di individuare il Suo nome nei manifesti e nella locandina. Ma i caratteri diminuivano secondo il nome e l’importanza del ruolo degli interpreti della compagnia di canto. Le diottrie della nonna non ce la fecero a leggere «Domestico di Flora», in corrispondenza del nome del nipote. Ci riuscì la madre, che emise un urlo animale. Per quanti sforzi facesse non riusciva a rammentare quale aria famosa cantasse il servo di Flora nella Traviata di Verdi. Bah!
Eppure la zia aveva detto che la parte era impegnativa e lui l’aveva affrontata con grande coraggio. Era stato presente a tutte le prove. Quelle al pianoforte. Con l’orchestra e con il coro. Col regista e con tutte le masse sul palcoscenico; ed era riuscito tutto a puntino. Certo, per la scena sarebbe stato truccato pesantemente ma lei si sarebbe seduta accanto a loro e glielo avrebbe indicato.
Per tutto il primo atto non se ne fece nulla. Neanche un’acciaccatura! Ma nel secondo atto, finalmente, arrivò il suo turno. Dopo il coro delle Zingarelle e quello dei Matadori si arrivò alla scena del gioco nella quale il tenore fa lo sdegnato e cerca in tutti i modi di irritare lo spasimante del soprano. Vince a carte in maniera sorprendente…

Bravo davver! La sorte è tutta per Alfredo

Del villeggiar la spesa farà il baron già vedo

«State pronti», disse la zia

Seguite pur…

«Eccolo!», sospirò

             La cena è pronta!

«E poi?»
«E poi, basta! Il servo di Flora canta solo questo» chiuse sottovoce.

Francesco Cento  – 2011

http://www.francescocento.it/

As Sete Penas do Amor Errante

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 1:26 pm

Eu não sei se os teus olhos se gaivotas
mas era o mar e a Índia já perdida
as ilhas e o azul o longe e as rotas
minha vida em pedaços repartida.

Eu não sei se o teu rosto se um navio
mas era o Tejo a mágoa a brisa o cais
meu amor a partir-se à beira-rio
em uma nau chamada nunca mais.

Eu não sei se os teus dedos se as amarras
mas era algo que partia e que
ficava. Ou talvez cordas de guitarras
ó meu amor de embarque desembarque.

Eu não sei se era amor ou se loucura
mas era ainda o verbo descobrir
ó meu amor de risco e de aventura
não sei se Ceuta ou Alcácer Quibir.

Eu não sei se era perto se distante
mas era ainda o mar desconhecido
ou Camões a penar por Violante
as sete penas do amor proibido.

Eu não sei se ventura se castigo
mas era ainda o sangue e a memória
talvez o último cantar de amigo
amor de perdição amor de glória.

Eu não sei se teu corpo se meu chão
mas era ainda a terra e o mar. E em cada
teu gesto a grande peregrinação
das sete penas do amor lusíada.

Manuel Alegre

Canzone minore

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 1:20 pm

Le ali dell’usignolo
hanno gocce di rugiada,
gocce chiare della luna
bloccate dall’illusione.

Il marmo della fonte
ha il bacio dello zampillo,
sogno di stelle umili.

Le bambine dei giardini
mi dicono tutte addio
quando passo. Anche le campane
mi dicono addio.
E gli alberi si baciano
nel crepuscolo. Io
piango per la strada,
grottesco e senza soluzione,
con tristezza da Cyrano
e don Chisciotte, redentore
di impossibili infiniti
col ritmo dell’orologio.
E vedo appassire i gigli
al contatto della mia voce
macchiata di luce sanguinante
e nella mia lirica canzone
vesto abiti da pagliaccio
infarinato. L’amore
bello e pulito si è nascosto
sotto un ragno. Il sole
come un altro ragno mi nasconde
con le sue zampe d’oro.
Non sarò mai felice
perchè sono come l’Amore
che ha le frecce di pianto
e la sua faretra è il cuore.

Darò tutto agli altri
e piangerò la mia passione
come un bambino abbandonato
in un racconto che s’è sbiadito.

Federico Garcìa LorcaLibro de poemas

Que nenhuma estrela queime o teu perfil

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 1:16 pm

Que nenhuma estrela queime o teu perfil
Que nenhum deus se lembre do teu nome
Que nem o vento passe onde tu passas.

Para ti criarei um dia puro
Livre como o vento e repetido
Como o florir das ondas ordenadas.

Sophia de Mello Breyner

27 settembre 2011

Molto più che potente, onnipotente

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 12:48 pm

Molto più che potente, onnipotente
è il momento che precede il canto:
contiene i linguaggi di ogni gente
e orizzonti dalla gioia al pianto.

Così, quando io tardo nel parlare,
non è davvero, per sacra paura:
il non sapere che dire o che fare,
vergogna per la mia zoppicatura:

è invece perché ho una forza grande,
giostra e rassegna di forme preziose,
meraviglioso mare di domande,

e astri di risposte luminose:
prima del canto a te, la mia parola
della sua abbondanza si consola.

Roberto Piumini

dal libro L’amore in forma chiusa, Il Melangolo 1997
Una raccolta di sonetti, tutti d’argomento amoroso. Come un canzoniere del Trecento trasferito nell’oggi. http://www.robertopiumini.it

Data

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 12:44 pm

Tempo de solidão e de incerteza
Tempo de medo e tempo de traição
Tempo de injustiça e de vileza
Tempo de negação

Tempo de covardia e tempo de ira
Tempo de mascarada e de mentira
Tempo que mata quem o denuncia
Tempo de escravidão

Tempo dos coniventes sem cadastro
Tempo de silêncio e de mordaça
Tempo onde o sangue não tem rasto
Tempo de ameaça

Sophia de Mello Breyner

26 settembre 2011

Io vivo nella possibilità…

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:02 pm

Io vivo nella possibilità,
una casa più bella della prosa,
di finestre più adorna
e più superbe nelle sue porte.

Ha stanze simili a cedri,
impenetrabili allo sguardo,
e per tetto la volta
perenne del cielo.

L’allietano visite dolcissime.
E la mia vita è questa:
allargare le mie piccole mani
per accogliervi il Paradiso.

Emily Dickinson

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