Poesia & poemas

28 febbraio 2013

QUANDO GIRERÁ LA TERRA

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:32 pm

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Lascia che ti ami fino a quando girerà la terra
e gli astri inchinino i loro crani azzurri
sulla rosa dei venti.
Galleggiando, a bordo di questo giorno
nel quale per caso, per un istante,
ci siamo destati così vicini.
Ho potuto vivere in un altro regno, in un altro mondo,
a molte leghe dalle tue mani, dal tuo sorriso,
su un pianeta remoto, irraggiungibile.
Sono potuto nascere secoli fa
quando non esistevi in nulla
e nelle mie ansie di orizzonte
potevo indovinarti in sogni di futuro,
ma le mie ossa a quest’ora
non sarebbero che alberi o pietre.
Non è stato ieri né domani, in un altro tempo,
in un altro spazio,
né giammai accadrà
quantunque l’eternità lanci i suoi dadi
a favore della mia fortuna.
Lascia che ti ami fino a quando la terra
graviterà al ritmo dei suoi astri
e ad ogni istante ci stupisca
questo fragile miracolo di esser vivi.
Non abbandonarmi fino a quando essa non si fermerà.

Eugenio Montejo

da “Papiri amorosi” 2002

Mientres gire la tierra

Déjame que te ame mientras gire la tierra
Y los astros inclinen sus cráneos azules
sobre la rosa de los vientos.
Flotando, a bordo de este día
En que al azar, por un instante,
despertamos tan cerca.
Pude vivir en otro reino, en otro mundo,
a muchas leguas de tus manos, de tu risa,
En un planeta remoto, inalcanzable.
Pude nacer hace ya siglos
cuando en nada existías
y en mis angustias de horizonte
adivinarte en sueños de futuro,
pero mis huesos a esta hora
Ya serían árboles o piedras.
No fue ayer ni mañana, en otro tiempo,
en otro espacio,
ni ocurrirá ya nunca,
aunque la eternidad cargue sus dados
a favor de mi suerte.
Déjame que te ame mientras la tierra siga
gravitando al compás de sus astros
y en cada minuto nos asombre
este frágil milagro de estar vivo.
No me abandones hasta que ella se detenga.

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Sentir primeiro…

Filed under: Cibercultura — patriziaercole @ 10:03 pm

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Sentir primeiro, pensar depois
Perdoar primeiro, julgar depois

Amar primeiro, educar depois
Esquecer primeiro, aprender depois

Libertar primeiro, ensinar depois
Alimentar primeiro, cantar depois

Possuir primeiro, contemplar depois
Agir primeiro, julgar depois

Navegar primeiro, aportar depois
Viver primeiro, morrer depois

Grande e bello spettacolo…

Filed under: Libri — patriziaercole @ 9:58 pm

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Grande e bello spettacolo veder l’uomo uscir quasi dal nulla per mezzo dei suoi propri sforzi; disperdere, con i lumi della ragione, le tenebre in cui la natura l’ aveva avviluppato; innalzarsi al di sopra di se stesso; lanciarsi con lo spirito fino alle regioni celesti: percorrere a passi di gigante, al pari del sole, la vasta distesa dell’universo; e, ciò che é ancor più grande e difficile, rientrare in se stesso per studiarvi l’uomo e conoscerne la natura, i doveri e il fine.

Pensare è un’arte che s’impara come tutte le altre
e anche con maggiore difficoltà.

J.J. Rousseau da: Emilio o Dell’educazione  Jean-Jacques Rousseau, filosofo e pedagogista svizzero (Ginevra 1712-Ermenonville 1778)

O laço e o abraço

Filed under: Cibercultura — patriziaercole @ 9:54 pm

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Meu Deus! Como é engraçado!
Eu nunca tinha reparado como é curioso um laço… uma fita dando voltas?
Enrosca-se, mas não se embola, vira, revira, circula e pronto: está dado o laço.
É assim que é o abraço: coração com coração, tudo isso cercado de braço.
É assim que é o laço: um abraço no presente, no cabelo, no vestido, em qualquer coisa onde o faço.
E quando puxo uma ponta, o que é que acontece?
Vai escorregando… devagarzinho, desmancha, desfaz o abraço.
Solta o presente, o cabelo, fica solto no vestido.
E, na fita, que curioso, não faltou nem um pedaço.
Ah! Então, é assim o amor, a amizade.
Tudo que é sentimento? Como um pedaço de fita?
Enrosca, segura um pouquinho, mas pode se desfazer a qualquer hora, deixando livre as duas bandas do laço.
Por isso é que se diz: laço afetivo, laço de amizade.
E quando alguém briga, então se diz: romperam-se os laços.
E saem as duas partes, igual meus pedaços de fita, sem perder nenhum pedaço.
Então o amor é isso…
Não prende, não escraviza, não aperta, não sufoca. Porque quando vira nó, já deixou de ser um laço.

 

José Mário O. R. Barbosa

25 febbraio 2013

COME UN PESCE FUOR D’ACQUA

Filed under: Intercultura,Libri — patriziaercole @ 8:04 pm

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I primi giorni a scuola ero come sordo e muto perché non capivo niente.

Ho paura di dimenticare la mia lingua, così la sera, prima di dormire, mi ripasso sotto voce delle parole.

Ma tu sai dove sono andate a finire tutte le parole che sapevo prima di venire in Italia?

Se dovessi farmi un autoritratto, mi disegnerei biondo con gli occhi azzurri. Poi mi pongo il problema: ma io sono davvero così? No. Allora mi rifaccio con gli occhi a mandorla, bassetto e con i capelli neri. Per tanto tempo non sapevo chi ero: mi offendevo sia se un cinese mi diceva italiano, sia se un italiano mi diceva cinese. Ero come la carne di soia, che non sta né sul banco della carne né su quello del pesce perché è un vegetale.

Mi sento come un drago, che vuol dire tante cose. Il drago è forza, ricchezza, potenza…però è un animale inventato, che non c’è.

Se devo paragonarmi ad un animale, scelgo il ragno. La sua tela viene distrutta, ma lui riesce sempre a costruirne un’altra; poi viene distrutta ancora e il ragno ricomincia da capo…

Mi sento come un pesce fuor d’acqua che deve imparare a respirare e gli manca tutto.

Sono come un fiore che è stato sciupato e strappato dal temporale. Adesso c’è il sole e si riprende un po’, ma non tornerà più come prima.
Tratte da: Interviste a ragazzi immigrati

tratte dal libro COME UN PESCE FUOR D’ACQUA. IL DISAGIO NASCOSTO DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI IMMIGRATI
Autore: AA.VV. – A cura di: Favaro G. – Napoli M.- Editore: Guerini e Associati
I saggi presenti in questo libro vogliono portare in primo piano i bambini e i ragazzi stranieri con le loro storie di scoperta e di disorientamento, le illusioni e le perdite che accompagnano sempre il viaggio di migrazione, le nostalgie e le conquiste di chi si trova a crescere altrove. Per comunicare a chi accoglie quanto siano importanti non solo le risorse tecniche e didattiche, ma anche le risorse emotive intrinseche nel lavoro educativo, come la capacità di osservare e di ascoltare, di imparare a riconoscere i sentimenti e i segnali delle sofferenze piccole e grandi che scandiscono il cambiamento.

Quero me casar

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 6:35 pm

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Quero me casar
na noite na rua
no mar ou no céu
quero me casar.

Procuro uma noiva
loura morena
preta ou azul
uma noiva verde
uma noiva no ar
como um passarinho

Depressa, que o amor
não pode esperar!

 

Carlos Drummond de Andrade

24 febbraio 2013

La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo

Filed under: Intercultura — patriziaercole @ 8:54 pm

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“La foresta era la mia casa: ci vivevo e ne avevo cura. Cercavo di tenerla linda e pulita.
Quando un giorno di sole, mentre stavo ripulendo della spazzatura che un camper aveva lasciato dietro di sé, udii dei passi. Con un salto mi nascosi dietro un albero e vidi una ragazzina piuttosto insignificante che scendeva lungo il sentiero portando un cestino. Sospettai subito di lei perché vestiva in modo buffo, tutta in rosso, con la testa celata come se non volesse farsi riconoscere.
Naturalmente mi fermai per controllare chi fosse: le chiesi chi era, dove stava andando e cose del genere. Mi raccontò che stava andando a casa di sua nonna a portarle il pranzo. Mi sembrò una persona fondamentalmente onesta, ma si trovava nella mia foresta e certamente appariva sospetta con quello strano cappellino. Così decisi di insegnarle semplicemente quanto era pericoloso attraversare la foresta senza farsi annunciare e vestita in modo così buffo. La lasciai andare per la sua strada ma corsi avanti a casa di sua nonna. Quando vidi quella simpatica vecchietta le spiegai il mio problema e lei acconsentì che sua nipote aveva immediatamente bisogno di una lezione. Fu d’accordo di stare fuori dalla casa fino a che non l’avessi chiamata, di fatto si nascose sotto il letto. Quando arrivò la ragazza la invitai nella camera da letto mentre io mi ero coricato vestito come sua nonna.
La ragazza, tutta bianca e rossa, entrò e disse qualcosa di poco simpatico sulle mie grosse orecchie. Ero già stato insultato prima di allora, così feci del mio meglio suggerendole che le mie grosse orecchie mi avrebbero permesso di udirla meglio. Ora, quello che volevo dire era che mi piaceva e volevo prestare molta attenzione a ciò che stava dicendo, ma lei fece un altro commento sui miei occhi sporgenti. Adesso puoi immaginare quello che cominciai a provare per questa ragazza, che mostrava un aspetto così carino ma che era evidentemente una bella antipatica. E ancora, visto che per me è ormai un atteggiamento acquisito porgere l’altra guancia, le dissi che i miei grossi occhi mi servivano per vederla meglio. L’insulto successivo mi ferì veramente: ho infatti questo problema dei denti grossi. E quella ragazzina fece un commento insultante riferito a loro. Lo so che avrei dovuto controllarmi, ma saltai giù dal letto e ringhiai che i miei denti mi sarebbero serviti per mangiarla meglio! Adesso, diciamoci la verità, nessun lupo mangerebbe mai una ragazzina, tutti lo sanno; ma quella pazza di una ragazza incominciò a correre per la casa urlando, con me che la inseguivo per cercare di calmarla. Mi ero tolto i vestiti della nonna, ma è stato peggio. Improvvisamente la porta si aprì di schianto ed ecco un grosso guardiacaccia con un’ascia… Lo guardai e fu chiaro che ero nei pasticci… C’era una finestra aperta dietro di me e scappai fuori.

Mi piacerebbe dire che è la fine di tutta la faccenda, ma quella nonna non raccontò mai la mia versione della storia. Dopo poco cominciò a circolare la voce che io ero un tipo cattivo e antipatico e tutti incominciarono a evitarmi. Non so più niente della ragazzina con quel buffo cappuccio rosso, ma dopo quel fatto non ho più vissuto felicemente”.

(“La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo” è di Lief Fearn; la traduzione di S. Bacciocchi; il testo è tratto dal “Manuale per educatori” distribuito alla mostra interattiva sul pregiudizio “Gli altri siamo noi”, a cura di “Tamburi di pace”, Roma, 1998, su concessione di “Pace e dintorni” di Milano)

O Aqui e o Agora

Filed under: Cibercultura — patriziaercole @ 8:47 pm

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O minuto que você está vivendo agora,
é o minuto mais importante de sua vida,
onde quer que você esteja.

Preste atenção ao que está fazendo.
O ontem já lhe fugiu das mãos.
O amanhã ainda não chegou.

Viva o momento presente, porque dele depende todo o seu futuro.
Procure aproveitar ao máximo o momento que está vivendo, tirando todas
as vantagens que puder, para seu aperfeiçoamento.

desconheço a autoria

Un attimo…

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 8:40 pm

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Il pensiero della morte m’accompagna tra i due muri di questa via che sale e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo di primavera irrita i colori, stranisce l’erba, il glicine, fa aspra la selce; sotto cappe ed impermeabili punge le mani secche, mette un brivido. Tempo che soffre e fa soffrire, tempo che in un turbine chiaro porta fiori misti a crudeli apparizioni, e ognuna mentre ti chiedi che cos’è sparisce rapida nella polvere e nel vento. Il cammino è nei luoghi noti se non che fatti irreali prefigurano l’esilio e la morte. Tu che sei, io che sono divenuto m’aggiro in così ventoso spazio, uomo dietro una traccia fine e debole. E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo o in altro luogo della terra dove è molto se possiamo riconoscerci. Ma è ancora un’età, la mia, che s’aspetta dagli altri quello che è in noi oppure non esiste. L’amore aiuta a vivere, a durare, l’amore annulla e dà principio. E quando chi soffre o langue spera, se anche spera, che un soccorso s’annunci da lontano, è in lui, un soffio basta a suscitarlo. Questo ho imparato e dimenticato mille volte, ora da te mi torna fatto chiaro, ora prende vivezza e verità. La mia pena è durare oltre quest’attimo.

Mario Luzi, Aprile-Amore, La Repubblica, 1 marzo 2005

«A 90 anni, un poeta ha paura della morte?» gli chiese un intervistatore. «È una interlocutrice strettissima. Ma, forse, appare più minacciosa quando si è a metà strada. Poi, più ci si avvicina alla vecchiaia e meno ci si pensa, perché si sviluppa con più forza il senso della vita», fu la risposta.

O que trazemos e o que levamos…

Filed under: Libri — patriziaercole @ 8:16 pm

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Você vem ao mundo sem coisa alguma.
Assim, uma coisa é certa: nada lhe pertence.
Você vem absolutamente despido, porém com ilusões.
É por isso que toda criança nasce com as mãos fechadas, cerradas,acreditando que está trazendo tesouros – e aqueles punhos estão vazios.
E todos morrem com as mãos abertas.
Tente morrer com as mãos cerradas – até o momento ninguém conseguiu.
Ou tente nascer com as mãos abertas – ninguém conseguiu também.
Nada lhe pertence, então você está preocupado com qual insegurança?
Nada pode ser roubado, nada pode ser tirado de você.
Tudo o que você está usando pertence ao mundo.
E um dia você terá que deixar tudo aqui.
Você não será capaz de levar coisa alguma com você.
“Será que estou no caminho certo?”
As indicações de que você está no caminho certo são muito simples:
a) Suas tensões começam a desaparecer.
b) Você fica mais e mais senhor de si. Mais e mais calmo.
c) Encontrará beleza em coisas que jamais concebeu pudessem ser belas.
d) As menores coisas começarão a ter imenso significado.
e) O mundo inteiro se tornará mais e mais misterioso a cada dia.
f) Você se tornará menos e menos culto e mais e mais inocente – como uma criança correndo atrás de borboletas, ou pegando conchas do mar numa praia.
g) Você sentirá a vida não como um problema, mas como uma dádiva, uma benção, uma graça.
Essas indicações crescerão continuamente se você estiver na pista certa.
Baste-se! Não dependa de nada para ser feliz.
Você tem a VIDA!

Osho – Do livro “Mais Pepitas de Ouro“ – Foto di Patrizia Ercole ©

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