Poesia & poemas

19 maggio 2020

Attesa

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:32 pm

Sorelle_06_A

Aspettare chi non verrà più
occhio inchiavardato nella porta
orecchio proteso lontano
incontro a chi non verrà più

Aspettare ricusare
intorno all’attesa descrivere un arco
nella direzione opposta
incontro a chi non verrà più

Aspettare non essere più in grado
di tastare l’assenza di chi non verrà più
Suoni non più interrogare non luce non stare
seduto così arco teso senza freccia
non passi non voci presagite ombre non più

Aspetta la parola dimenticare
dimenticare chi non verrà più
il ricordo dimenticare di chi non verrà più

Fare luogo all’inatteso

 

 

Hans Raimund
Luci lune luoghi. Antologia della poesia austriaca contemporanea (Marcos y Marcos, 1999), trad. it. L. Reitani

Un giorno esisterà

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 7:06 pm

Sorelle_01_B

Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,
il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile,
ma qualcosa per sé,
qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine,
ma solo a vita reale: l’umanità femminile.
Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore,
che ora è piena d’errore,
la muterà dal fondo,
la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano,
non più da maschio a femmina.
E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo,
all’amore che in questo consiste,
che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

 
Rainer Maria Rilke

13 maggio 2020

Traducendo Brecht

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:53 pm

fortini

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

 
Franco Fortini

Una volta per sempre (Einaudi, 1978)

Amico

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:28 pm

Anna_Pat_IMG_4473

Ci conosciamo da poco
inauguriamo la parola “amico”.

Amico è un sorriso
di bocca in bocca
uno sguardo pulito
una casa, anche modesta, che si offre
un cuore pronto a pulsare
nella nostra mano!

Amico (si ricordano, voi costì,
scrupolosi detriti?)
Amico è il contrario di nemico!

Amico è l’errore corretto,
non l’errore perseguitato, esplorato;
è la verità condivisa, praticata.

Amico è la solitudine sconfitta.

Amico è una grande impresa
un lavoro senza fine
uno spazio utile, un tempo fertile,
amico sarà una gran festa, lo è già.

 

Alexandre O’Neill

da Portogallo, mio rimorso (Einaudi, 1966), trad. it. Joyce Lussu.

A mia madre

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:12 pm

claudio-pozzani

Ti ho visto in faccia in quella stanza
io sporco di sangue e muco
tu stravolta e curiosa
Ho tentato di dirti che non ero sicuro
di voler restare fuori di te
ma le parole che avevo in testa
nella mia bocca si impastavano male
Avevo appena imparato che tutta la vita
sarebbe stata ipocrisia e paradosso
ti avevo appena fatta soffrire
ti avevo fatto sanguinare
eppure ero io a piangere e tu a sorridermi
Ti ho visto in faccia in quella stanza
mentre mi portavano via
C’era troppa confusione
per dirti quanto fossi felice
di poter finalmente dare un viso
al ventre che mi aveva ospitato
E più tardi con i miei colleghi
si discuteva di reincarnazione,
di eterno ritorno, dei cicli di Vico
ma non vedevo l’ora di rivederti
e di conoscere il tuo uomo e vostro figlio
dei quali sentivo la voce ovattata e lontana.
Ti ho visto in faccia in quella stanza
e darei tutto quello che ho per ricordarmene.

 
Claudio Pozzani

Spalancati spazi – Poesie 1995-2016 (Passigli, 2017)

12 maggio 2020

Donne

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 6:19 pm

miriam-waddington

Per mille anni
in mille città
siamo vissute dentro
immagini sognate da
altri, siamo state
accenditrici di lumi nelle case
sostitutrici di lampadine negli
appartamenti, filatrici
di lana nelle tende, tessitrici
di tela nelle case di campagna,
e lavoranti di
nylon nelle fabbriche.

Siamo sempre state
le lavapavimenti e
le preparamarmellate le
generabambini e
le cantaninnenanne,
eppure la nostra anonimità
era dappertutto e
i nostri nomi sono sempre
stati scritti nel vento, affissi
solo sull’aria.

Ora i venti soffiano
via le vecchie immagini dalle
pagine della mente e noi
non siamo più il volto
nel ritratto ma
la mano che fa il
ritratto, noi non siamo più
il canto acquoso sopra
le acque del vento ma
la sorgente delle acque
che rifluiscono nelle acque.

Le nostre voci sono guarite
dalla febbre del silenzio,
esse portano dalle acque
la salubrità del mattino,
noi stiamo tracciando avventure
alla luce del futuro,

Noi stiamo incidendo i nostri nomi
nella foresta di pietra del tempo.

 
Miriam Waddington

Cercando Fragole in Giugno e altre poesie (Clueb, 1993), trad. it. Daniela Fortezza

Miriam Waddington (1917 -2004) poetessa canadese, ha sempre lavorato nei servizi sociali, pur continuando la sua attività di scrittrice, traduttrice e pubblicando numerosi libri di poesia, per i quali ha avuto riconoscimenti significativi e divenendo punto di riferimento di circoli intellettuali.

9 maggio 2020

A MIA MADRE

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:43 pm

mamma_Adelina
In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire parole crociate, ti ho versato del vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.

Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.

Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

 

Erri De Luca

da Il contrario di uno, Feltrinelli 2003

19 aprile 2020

Parola contro parola

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 5:22 pm

DUCAL_Charles_1

Di tutte le parole le nostre sono le più deboli,
anche se stanno indiscutibilmente in bocca.
Nessuno le interroga, nessuno le violenta.
Baciano le stelle, il suolo non lo toccano.

Altre parole agitano gambe e braccia
riempiono crani, infiammano la gola.
Un coltello nella schiena si traduce con carezza
un calcio in pancia con contatto vitale.

L’altra parola non rima. Indica solamente
che la realtà concorda con il vostro giornale.
Preme sui vostri occhi, sul pulsante della tv,
e accende. Ci incupisce e ci spaventa.

 

Charles Ducal

Charles Ducal (Lovanio, 1952) è uno dei più importanti poeti belgi di lingua olandese. Debutta nel 1987 con la raccolta Het huwelijk alla quale ne seguiranno altre sei. Nel 2012 esce Alsof ik er haast ben. Verzamelde gedichten 1987-2012, opera che raggruppa la sua intera produzione poetica. Le poesie di Charles Ducal -anche se a prima vista di forma classica- affrontano in realtà i conflitti interiori direzionando lo sguardo verso l’impegno sociale. Una metafora della situazione sociale e politica belga dalle molteplici anime sia linguistiche che civili.

OS AMANTES SEM DINHEIR

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 5:02 pm

Mani

Tinham o rosto aberto a quem passava.
Tinham lendas e mitos
e frio no coração.
Tinham jardins onde a lua passeava
de mãos dadas com a água
e um anjo de pedra por irmão.

Tinham como toda a gente
o milagre de cada dia
escorrendo pelos telhados;
e olhos de oiro
onde ardiam
os sonhos mais tresmalhados.

Tinham fome e sede como os bichos,
e silêncio
à roda dos seus passos.
Mas a cada gesto que faziam
um pássaro nascia dos seus dedos
e deslumbrado penetrava nos espaços.

 

 

Eugénio de Andrade (1923-2005)
GLI AMANTI SENZA DENARO

Avevano il viso aperto a chi passava.
Avevano leggende e miti
e freddo nel cuore.
Avevano giardini dove la luna passeggiava
mano nella mano con l’acqua
e un angelo di pietra come fratello.

Avevano come tutta la gente
il miracolo di ogni giorno
sgocciolando dai tetti;
e occhi di oro
in cui ardevano
i sogni più dispersi.

Avevano fame e sete come le bestie,
e silenzio
intorno ai loro passi.
Ma ad ogni gesto che facevano
un passero nasceva dalle dita
e abbagliato penetrava negli spazi.

12 aprile 2020

A CASA

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:10 pm

AC_Rapallo

A casa tem a sua nossa vida
a casa está cheia de nós
de coisas arrumadas e desarrumadas
tapetes sapatos livros
retratos discos
quadros
as naturezas mortas estão todas vivas
alimentam-se de nós
e há móveis que foram de outras casas
e de pessoas que fomos nós antes de nós
a casa tem seus ritos e seus ritmos
canetas de tinta permanente
cadernos e papéis sobre a secretária
madeiras e paredes connosco dentro
a mesa com seus talheres e seus copos
e o nosso pão e o nosso vinho
camas por fazer e camas já vestidas
cadeiras onde nos sentamos
e mesmo sem nós ficam sentadas
a casa com seus passos e seu espaço
de silêncios
a casa com sua fala
a casa com sua alma.

 

Manuel Alegrede Melo Duarte

LA CASA
La casa vive di vita nostra
la casa è colma di noi
d’ingombri e sgomberi di cose
tappeti scarpe libri
ritratti dischi
quadri
le nature morte sono tutte vive
si nutrono di noi
e ci sono mobili un tempo d’altre case
e di quelli che fummo prima di noi
la casa ha i suoi riti e i suoi ritmi
penne stilografiche
carte e quaderni sulla scrivania
legni e pareti con noi dentro
la tavola coi bicchieri e le posate
e il nostro pane e il nostro vino
letti sfatti e letti già rifatti
sedie dove ci sediamo
e anche senza noi restano sedute
la casa con i suoi passi e il suo spazio
di silenzi
la casa con la sua parola
la casa con la sua anima.

Manuel Alegrede Melo Duarte (1936)

Portoghese. Studia a Lisbona, a Porto e alla Facoltà di Diritto dell’Università di Coimbra. Partecipa alla guerra in Angola. Attraversa svariate vicende personali che lo portano a rivestire importanti funzioni pubbliche e istituzionali.

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