Poesia & poemas

30 giugno 2019

Non mi ricordavo più…

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 3:20 pm

MUORE IL POETA ROBERTO ROVERSI, CRITICO FINO ALL'ULTIMO

Non mi ricordavo più

che l’amore fosse così leggero.

Che bastava un bacio per farmi tremare.

È l’indifferenza che ci fa invecchiare.

Vivere una giornata senza senso,

senza parole.

Una giornata senza chiedere o cercare.

Soprattutto vuota di dare.

 

 

Roberto Roversi

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Viaggiate…

Filed under: Canzoni,Poesie — patriziaercole @ 3:08 pm

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Viaggiate
che sennò poi
diventate razzisti
e finite per credere
che la vostra pelle è l’unica
ad avere ragione,
che la vostra lingua
è la più romantica
e che siete stati i primi
ad essere i primi

Viaggiate
che se non viaggiate poi
non vi si fortificano i pensieri
non vi riempite di idee
vi nascono sogni con le gambe fragili
e poi finite per credere alle televisioni
e a quelli che inventano nemici
che calzano a pennello con i vostri incubi
per farvi vivere di terrore
senza più saluti
né grazie
né prego
né si figuri

Viaggiate
che viaggiare insegna
a dare il buongiorno a tutti
a prescindere
da quale sole proveniamo,
che viaggiare insegna
a dare la buonanotte a tutti
a prescindere
dalle tenebre che ci portiamo dentro

Viaggiate
che viaggiare insegna a resistere
a non dipendere
ad accettare gli altri non solo per quello che sono
ma anche per quello che non potranno mai essere,
a conoscere di cosa siamo capaci
a sentirsi parte di una famiglia
oltre frontiere, oltre confini,
oltre tradizioni e cultura,
viaggiare insegna a essere oltre

Viaggiate
che sennò poi finite per credere
che siete fatti solo per un panorama
e invece dentro voi
esistono paesaggi meravigliosi
ancora da visitare.

 

 

Gio Evan
Testo di Gio Evan, scrittore e cantautore italiano, poeta «anti-social» che usa i social network per lanciare messaggi di speranza.

23 giugno 2019

Inicial

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 5:00 pm

Lá na distância, no fugir das perspectivas,
por que vagueiam, como o sonho sobre o sonho.
aquelas formas de neblinas fugitivas?

Lá na distância, no fugir das perspectivas,
lá no infinito, lá no extremo… no abandono…

Aquelas sombras na vagueza da paisagem,
que tem brancuras de crepúsculos do Norte,
dão-me a impressão de vir outrora… de uma viagem…

Aquelas sombras, na vagueza da paisagem,
dão-me a impressão do que se vê depois da morte…

Lá muito longe, muito longe, muito longe,
anda o fantasma espiritual de um peregrino…
Lembra um rei-mago, lembra um santo, lembra um monge…

Lá muito longe, muito longe, muito longe,
anda o fantasma espiritual do meu destino…

Anda em silêncio: alma do luar… forma do aroma…
Lembrança morta de uma história reticente
que nos contaram noutra vida e noutro idioma…

Anda em silêncio: alma do luar… forma do aroma…
Lá na distância… O meu destino… Vagamente…

Sentei-me a porta do meu sonho, há muito, nessa
dúvida triste de um infante pequenino,
a quem fizeram certa vez uma promessa…

Que é que me trazes de tão longe? Vem depressa!
Ó meu destino, Ó meu destino! Ó meu destino!…

 

Cecília Meireles

La bellezza creata dalla pena

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 4:42 pm

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Perché negli occhi giovani ci son fiumi di lacrime?
Perché nei cuori giovani tempeste di sospiri
quando amori più o meno veri muoiono,
pene e timori immaginari incombono?

Si chiede ciò chi ha visto soltanto primavere –
l’aspra voce del tempo agli altri ha già risposto!
Con gli anni aumenta l’infelicità,
che genera egoismo ed avvizzisce

la giovanile tenerezza – in guerra
nell’aspra morsa della Morte gli occhi
del soldato son ciechi all’altrui pena.

E così il disperato al male umano.
Lo spirito ferito trae dal male conforto.
È un cuore torturato che genera il tiranno.

 
Patrick Branwell Brontë

Traduzione di Silvio Raffo

Perché restare

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:30 pm

giorgio-caproni

Chi sia stato il primo, non
è certo. Lo seguì un secondo. Un terzo.
Poi, uno dopo l’altro, tutti han preso la stessa via.
Ora non c’è più nessuno.
La mia
casa è la sola
abitata.
Son vecchio
Che cosa mi trattengo a fare,
quassù, dove tra breve forse
nemmeno ci sarò più io
a farmi compagnia?
Meglio – lo so – è ch’io bada
prima che me ne vada anch’io.
Eppure, non mi risolvo. Resto.
Mi lega l’erba. Il bosco.
Il fiume. Anche se il fiume è appena
un rumore ed un fresco
dietro le foglie.
La sera
siedo su questo sasso, e aspetto.
Aspetto non so che cosa, ma aspetto.
Il sonno. La morte direi, se anch’essa
da un pezzo – già non se ne fosse andata
da questi luoghi.
Aspetto
e ascolto.
(L’acqua,
da quanti milioni d’anni, l’acqua,
ha questo suo stesso suono
sulle sue pietre?)
Mi sento
perso nel tempo.
Fuori
del tempo, forse.
Ma sono
con me stesso. Non voglio
lasciare me stesso uscire
da me stesso come,
dal sotterraneo
il grillotalpa in cerca
d’altro buio.
Il trifoglio
della città è troppo
fitto. Io son già cieco.
Ma qui vedo. Parlo.
Qui dialogo. Io
qui mi rispondo e ho il mio
interlocutore. Non voglio
murarlo nel silenzio sordo
d’un frastuono senz’ombra
d’anima. Di parole
senza più anima.

 
Giorgio Caproni

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