Poesia & poemas

27 luglio 2017

Avevo bisogno di parlare con mia sorella

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 7:03 pm

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Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono intendo
come facevo ogni mattina
e anche la sera quando i
nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore

Ho chiamato il suo telefono ha squillato quattro volte
potete immaginarmi trattenere il respiro poi
c’è stato un terribile rumore telefonico
una voce ha detto questo numero non è
più attivo che meraviglia ho
pensato posso
ancora chiamare non hanno assegnato
il suo numero a un’altra persona malgrado
due anni di assenza per morte.

 

Grace Paley 1922 – 2007
da “Fedeltà”

 

I needed to talk to my sister

 

I needed to talk to my sister
talk to her on the telephone I mean
just as I used to every morning
in the evening too whenever the
grandchildren said a sentence that
clasped both our hearts

I called her phone rang four times
you can imagine my breath stopped then
there was a terrible telephonic noise
a voice said this number is no
long in use how wonderful I
thought I can
call again they have not yet assigned
her number to another person despite
two years of absence due to death.

 

from “Fidelity”

10 luglio 2017

Ha una sua solitudine lo spazio…

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:17 pm

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Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima a cospetto di se stessa –
infinità finita.

Emily Dickinson

(Traduzione di Margherita Guidacci)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997
Emily Dickinson, Tutte le poesie, “I Meridiani” Mondadori

In piedi sui confini…

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 9:46 pm

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In piedi sui confini
dove perdi il contatto
con il mondo.
Si gettano quei ponti innanzi
quando scocca mezzanotte:
inflessibile è il tempo.

In piedi sui confini:
solo un passo ancora,
avanti!, verso l’immortalità.

Se mi volto, scopro dietro me
quei giorni che mi han dato tanta luce.

E non so decidermi
a quel passo,
ma mi mette fretta il tempo.
Con il far del giorno
si oscura la mia stella,
la linea si richiude in un istante.

Nika Turbina

 

“Ho iniziato compenendo versi ad alta voce quando avevo tre anni. Picchiavo i pugni sul pianoforte e componevo. Le poesie venivano come qualcosa di incredibile, che ti raggiunge, poi ti lascia”. I testi qui raccolti sono stati scritti da Nika Turbina fra i sette e i nove anni d’età, salvo l’ultimo. Si cita il suo diario “Tutto quello che dovevo, l’ho detto da bambina, nelle mie poesie. Non c’era bisogno che diventassi donna”. Un intero corpus poetico aperto e chiuso dentro l’infanzia. E leggendo le sue poesie, sembra che di questa condizione aliena alle comuni infanzie, ne avesse sentore. Come scrive Evtusenko sulla Turbina, “nei bambini è vivo un acuto senso di verità, lo rivendicano proprio quando è massimo lo scarto tra poesia e vita”. Nika Turbina è morta a 27 anni, cadendo da una finestra.

Edizioni Via del Vento, Pistoia, 2008. Traduzione di Federico Federici.

1 luglio 2017

Alternativa episodica del poeta

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 11:34 pm

Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perchè diavolo
ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

 

Grace Paley

 

The Poet’s Occasional Alternative

form “Begin Again: Collected Poems”

I was going to write a poem
I made a pie instead it took
about the same amount of time
of course the pie was a final
draft a poem would have had some
distance to go days and weeks and
much crumpled paper

the pie already had a talking
tumbling audience among small
trucks and a fire engine on
the kitchen floor

everybody will like this pie
it will have apples and cranberries
dried apricots in it many friends
will say why in the world did you
make only one

this does not happen with poems

because of unreportable
sadness I decided to
settle this morning for a re-
sponsive eatership I do not
want to wait a week a year a
generation for the right
consumer to come along

23 giugno 2017

IDENTIFICAZIONE

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:48 pm

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Hai fatto bene a venire – dice.

Hai sentito che giovedì è caduto un aereo?

Be’, sono venuti a cercarmi

proprio a questo proposito.

Pare che lui fosse nella lista passeggeri.

Be’, che vuol dire, può aver cambiato idea.

Mi hanno dato un cachet per tenermi su.

Poi mi hanno mostrato qualcuno, non so chi.

Tutto nero, bruciato, eccetto una mano.

Un brandello di camicia, un orologio, un anello.

Mi sono infuriata, perché di certo non era lui.

Non mi avrebbe fatto lo scherzo di ridursi così.

E di camicie simili sono pieni i negozi.

E quell’orologio è un orologio normale.

E quei nostri nomi sul suo anello

sono nomi molto comuni.

Hai fatto bene a venire. Siediti qui accanto.

Lui, in effetti, doveva tornare giovedì.

Ma quanti giovedì ci sono ancora nell’anno.

Ora metto sul fuoco il bollitore per il tè,

mi lavo i capelli, e poi, che farò poi,

proverò a svegliarmi da tutto questo.

Hai fatto bene a venire, là dentro faceva freddo,

e lui solo con quella specie di sacco a pelo di gomma,

lui, cioè quel povero disgraziato là.

Ora metto sul fuoco il giovedì, lavo il tè,

perché questi nostri nomi sono in fondo comuni.

 

 

Wislaswa Szymborska

 

Poesia tratta da La gioia di scrivere – Tutte Le Poesie (1945-2009), a cura di Pietro Marchesani Adelphi edizioni, Milano 2009.

Wieslawa Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca, ed è Premio Nobel per la Letteratura del 1996.

19 marzo 2017

Inizio fine

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:10 pm

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Se il dolore non fosse questa spina,
questa lunga dorsale della vita
forse non saremmo altro che niente,
e dobbiamo ringraziare
che ci venga a visitare e ci porti
notizia delle cose
che nell’ombra ci appaiono e nel turbine.

Daniele Piccini
Inizio fine
Crocetti Editore 2013

28 gennaio 2017

Le labbra del tempo

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:53 am

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Circa quattromilacinquecento milioni di anni fa, anno più, anno meno, una stella nana sputò un pianeta, che attualmente risponde al nome di Terra.
Circa quattromiladuecento milioni di anni fa, la prima cellula bevve la broda marina, le piacque e si duplicò per avere qualcuno da invitare a bere qualcosa.
Circa quattro milioni e rotti di anni fa, la donna e l’uomo, quasi ancora scimmie, si eressero sulle zampe, si abbracciarono e per la prima volta provarono la gioia e il timore di vedersi, faccia a faccia mentre stavano in quel modo.
Circa quattrocentocinquantamila anni fa, la donna e l’uomo fregarono due pietre e accesero il primo fuoco, che li aiutò a lottare contro la paura e il freddo.
Circa trecentomila anni fa, la donna e l’uomo si dissero le prime parole e credettero di potersi comprendere.
E noi siamo ancora a quel punto: a desiderare di essere in due, morti di paura, morti di freddo, alla ricerca di parole.

Eduardo Galeano

da Le labbra del tempo

Hace unos cuatro mil quinientos millones de años, año más, año menos, una estrella enana escupió un planeta, que actualmente responde al nombre de Tierra.
Hace unos cuatro mil doscientos millones de años, la primera célula bebió el caldo del mar, y le gustó, y se duplicó para tener a quien convidar el trago.
Hace unos cuatro millones y pico de años, la mujer y el hombre, casi monos todavía, se alzaron sobre sus patas y se abrazaron, y por primera vez tuvieron la alegría y el pánico de verse, cara a cara, mientras estaban en eso.
Hace unos cuatrocientos cincuenta mil años, la mujer y el hombre frotaron dos piedras y encendieron el primer fuego, que los ayudó a pelear contra el miedo y el frío.
Hace unos trescientos mil años, la mujer y el hombre se dijeron las primeras palabras, y creyeron que podían entenderse.
Y en eso estamos, todavía: queriendo ser dos, muertos de miedo, muertos de frío, buscando palabras.

Eduardo Galeano (Bocas del tiempo)

15 gennaio 2017

Nonostante gli anni

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 3:58 pm

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Che il tempo
non alteri
il sorriso sincero,
i capelli che vanno per conto loro,
o la pelle
liscia come la buccia
di un frutto commestibile.

Che nulla rovesci
– come una slavina di schiuma
sporca per la risacca
della vita –
su te l’amarezza,
la triste invidia dell’impotenza,
il residuo acre che gli anni
distillano.

Che tu sia sempre
così,
come sei,
calda pioggia di dolcezza
e fuoco
nel cuore,
nonostante gli anni,
nonostante il logorio insonne
di questa battaglia persa
di questa angoscia radicata
sempre più
nell’anima…

Che tu sia,
semplicemente,
i capelli al vento
e lo sguardo pulito.

Karmelo C. Iribarren

da Serie B, Renacimiento, Siviglia, 1998

Il tema principale delle poesie di Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959) è l’amore: tutto quello che gira attorno ad esso, al rapporto con la donna amata, con un tentativo di immedesimazione, di curiosità per quello che si prova “dall’altro lato”. Questo è uno dei tanti omaggi, scritto in occasione del compleanno: un augurio per il futuro con la certezza della forza d’animo di cui lei è capace.

29 dicembre 2016

I Magi

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:12 pm

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Non ha volto, si cela
dentro sé il tempo –

così ci confonde
esso, ci gioca
con i suoi inganni
a volte
duramente,
duramente ci disorienta.

Ed ecco, in un frangente
prima non osservato
o in uno
sorpassato
dal flussoe dimenticato
o in altro ancora
rimasto
oscuro dietro le dune,
qua o là,
qua o là, seme sepolto
in terra molto arida
e molto pesticciata,
potrebbe all’improvviso
il futuro disserrarsi
in luci, sfavillare il tempo
dove? da una qualsiasi parte.

Andavano cauti loro, i Magi,
occhiuto era il viaggio
in avanti
o a ritroso? procedendo
o tornando
ai luoghi
d’un’ignota profezia?
Sapevano e non sapevano
da sempre la doppiezza del cammino.
L’avvenire o l’avvenuto…
dove stava il punto?
e il segno?
da dove era possibile il richiamo?
Non è ricaduta
inerte nel passato
e neppure regressione
nel guscio delle cose già sapute
questo
ritorno della strada
spesso
su se medesima,
ma nuova
conoscenza, forse,
ed illuminazione
di un bene avuto e non ancora inteso –
dice
uno di loro
e gli altri lo comprendono
sì e no, ma sanno
ed ignorano all’unisono…
e proseguono
insieme,
vanno e vengono
insieme nel va e vieni del viaggio.

Mario Luzi

Poesia n. 186 Settembre 2004.
Il nomade e il cielo. Un secolo di poesia religiosa

a cura di Giuseppe Langella

16 dicembre 2016

Foi um momento

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:54 pm

cuorefolon

Foi um momento
O em que pousaste
Sobre o meu braço,
Num movimento
Mais de cansaço
Que pensamento,
A tua mão
E a retiraste.
Senti ou não?

Não sei.
Mas lembro
E sinto ainda
Qualquer memória
Fixa e corpórea
Onde pousaste
A mão que teve
Qualquer sentido
Incompreendido.
Mas tão de leve!…

Tudo isto é nada,
Mas numa estrada
Como é a vida
Há muita coisa
Incompreendida…

Sei eu se quando
A tua mão
Senti pousando
Sobre o meu braço,
E um pouco, um pouco,
No coração,
Não houve um ritmo
Novo no espaço?

Como se tu,
Sem o querer,
Em mim tocasses
Para dizer
Qualquer mistério,
Súbito e etéreo,
Que nem soubesses
Que tinha ser.

Assim a brisa
Nos ramos diz
Sem o saber
Uma imprecisa
Coisa feliz.

Fernando Pessoa

Fu un momento

Fu un momento
quello in cui posasti
sul mio braccio,
in un movimento
più di stanchezza
che di pensiero,
la tua mano
e la ritirasti.
Sentii o no?

Non so. Ma ricordo
e sento ancora
qualche memoria
fissa e corporea
ove posasti
la mano che ebbe
qualche senso
incompreso,
ma tanto lieve!…

Tutto questo è nulla:
su una strada però
com’è la vita
c’è molto
d’incompreso…

Che so io se quando
la tua mano
sentii posarsi
sul mio braccio,
e un poco, un poco,
sul cuore,
non ci fu un ritmo
nuovo nello spazio?

Come se tu,
senza volerlo,
mi toccassi
per dire
qualche mistero,
improvviso ed etereo,
che neppure sapevi
dovesse esistere.

Così la brezza
dice sui rami
senza saperlo
un’imprecisa
cosa felice.

dal libro Fernando Pessoa Poesie scelte, a cura di L. Panarese, Passigli Editori, pag. 201.

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