Poesia & poemas

23 giugno 2017

IDENTIFICAZIONE

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:48 pm

szymborska_wislawa

Hai fatto bene a venire – dice.

Hai sentito che giovedì è caduto un aereo?

Be’, sono venuti a cercarmi

proprio a questo proposito.

Pare che lui fosse nella lista passeggeri.

Be’, che vuol dire, può aver cambiato idea.

Mi hanno dato un cachet per tenermi su.

Poi mi hanno mostrato qualcuno, non so chi.

Tutto nero, bruciato, eccetto una mano.

Un brandello di camicia, un orologio, un anello.

Mi sono infuriata, perché di certo non era lui.

Non mi avrebbe fatto lo scherzo di ridursi così.

E di camicie simili sono pieni i negozi.

E quell’orologio è un orologio normale.

E quei nostri nomi sul suo anello

sono nomi molto comuni.

Hai fatto bene a venire. Siediti qui accanto.

Lui, in effetti, doveva tornare giovedì.

Ma quanti giovedì ci sono ancora nell’anno.

Ora metto sul fuoco il bollitore per il tè,

mi lavo i capelli, e poi, che farò poi,

proverò a svegliarmi da tutto questo.

Hai fatto bene a venire, là dentro faceva freddo,

e lui solo con quella specie di sacco a pelo di gomma,

lui, cioè quel povero disgraziato là.

Ora metto sul fuoco il giovedì, lavo il tè,

perché questi nostri nomi sono in fondo comuni.

 

 

Wislaswa Szymborska

 

Poesia tratta da La gioia di scrivere – Tutte Le Poesie (1945-2009), a cura di Pietro Marchesani Adelphi edizioni, Milano 2009.

Wieslawa Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca, ed è Premio Nobel per la Letteratura del 1996.

19 marzo 2017

Inizio fine

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 8:10 pm

Kertesz_The_Fork

Se il dolore non fosse questa spina,
questa lunga dorsale della vita
forse non saremmo altro che niente,
e dobbiamo ringraziare
che ci venga a visitare e ci porti
notizia delle cose
che nell’ombra ci appaiono e nel turbine.

Daniele Piccini
Inizio fine
Crocetti Editore 2013

28 gennaio 2017

Le labbra del tempo

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:53 am

milky-way-wallpaper-9605-10099-hd-wallpapers-compressed

Circa quattromilacinquecento milioni di anni fa, anno più, anno meno, una stella nana sputò un pianeta, che attualmente risponde al nome di Terra.
Circa quattromiladuecento milioni di anni fa, la prima cellula bevve la broda marina, le piacque e si duplicò per avere qualcuno da invitare a bere qualcosa.
Circa quattro milioni e rotti di anni fa, la donna e l’uomo, quasi ancora scimmie, si eressero sulle zampe, si abbracciarono e per la prima volta provarono la gioia e il timore di vedersi, faccia a faccia mentre stavano in quel modo.
Circa quattrocentocinquantamila anni fa, la donna e l’uomo fregarono due pietre e accesero il primo fuoco, che li aiutò a lottare contro la paura e il freddo.
Circa trecentomila anni fa, la donna e l’uomo si dissero le prime parole e credettero di potersi comprendere.
E noi siamo ancora a quel punto: a desiderare di essere in due, morti di paura, morti di freddo, alla ricerca di parole.

Eduardo Galeano

da Le labbra del tempo

Hace unos cuatro mil quinientos millones de años, año más, año menos, una estrella enana escupió un planeta, que actualmente responde al nombre de Tierra.
Hace unos cuatro mil doscientos millones de años, la primera célula bebió el caldo del mar, y le gustó, y se duplicó para tener a quien convidar el trago.
Hace unos cuatro millones y pico de años, la mujer y el hombre, casi monos todavía, se alzaron sobre sus patas y se abrazaron, y por primera vez tuvieron la alegría y el pánico de verse, cara a cara, mientras estaban en eso.
Hace unos cuatrocientos cincuenta mil años, la mujer y el hombre frotaron dos piedras y encendieron el primer fuego, que los ayudó a pelear contra el miedo y el frío.
Hace unos trescientos mil años, la mujer y el hombre se dijeron las primeras palabras, y creyeron que podían entenderse.
Y en eso estamos, todavía: queriendo ser dos, muertos de miedo, muertos de frío, buscando palabras.

Eduardo Galeano (Bocas del tiempo)

15 gennaio 2017

Nonostante gli anni

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 3:58 pm

patrizia_ercole_2014_img_0480-2

Che il tempo
non alteri
il sorriso sincero,
i capelli che vanno per conto loro,
o la pelle
liscia come la buccia
di un frutto commestibile.

Che nulla rovesci
– come una slavina di schiuma
sporca per la risacca
della vita –
su te l’amarezza,
la triste invidia dell’impotenza,
il residuo acre che gli anni
distillano.

Che tu sia sempre
così,
come sei,
calda pioggia di dolcezza
e fuoco
nel cuore,
nonostante gli anni,
nonostante il logorio insonne
di questa battaglia persa
di questa angoscia radicata
sempre più
nell’anima…

Che tu sia,
semplicemente,
i capelli al vento
e lo sguardo pulito.

Karmelo C. Iribarren

da Serie B, Renacimiento, Siviglia, 1998

Il tema principale delle poesie di Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959) è l’amore: tutto quello che gira attorno ad esso, al rapporto con la donna amata, con un tentativo di immedesimazione, di curiosità per quello che si prova “dall’altro lato”. Questo è uno dei tanti omaggi, scritto in occasione del compleanno: un augurio per il futuro con la certezza della forza d’animo di cui lei è capace.

29 dicembre 2016

I Magi

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 4:12 pm

camel-procession-silhouette

Non ha volto, si cela
dentro sé il tempo –

così ci confonde
esso, ci gioca
con i suoi inganni
a volte
duramente,
duramente ci disorienta.

Ed ecco, in un frangente
prima non osservato
o in uno
sorpassato
dal flussoe dimenticato
o in altro ancora
rimasto
oscuro dietro le dune,
qua o là,
qua o là, seme sepolto
in terra molto arida
e molto pesticciata,
potrebbe all’improvviso
il futuro disserrarsi
in luci, sfavillare il tempo
dove? da una qualsiasi parte.

Andavano cauti loro, i Magi,
occhiuto era il viaggio
in avanti
o a ritroso? procedendo
o tornando
ai luoghi
d’un’ignota profezia?
Sapevano e non sapevano
da sempre la doppiezza del cammino.
L’avvenire o l’avvenuto…
dove stava il punto?
e il segno?
da dove era possibile il richiamo?
Non è ricaduta
inerte nel passato
e neppure regressione
nel guscio delle cose già sapute
questo
ritorno della strada
spesso
su se medesima,
ma nuova
conoscenza, forse,
ed illuminazione
di un bene avuto e non ancora inteso –
dice
uno di loro
e gli altri lo comprendono
sì e no, ma sanno
ed ignorano all’unisono…
e proseguono
insieme,
vanno e vengono
insieme nel va e vieni del viaggio.

Mario Luzi

Poesia n. 186 Settembre 2004.
Il nomade e il cielo. Un secolo di poesia religiosa

a cura di Giuseppe Langella

16 dicembre 2016

Foi um momento

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:54 pm

cuorefolon

Foi um momento
O em que pousaste
Sobre o meu braço,
Num movimento
Mais de cansaço
Que pensamento,
A tua mão
E a retiraste.
Senti ou não?

Não sei.
Mas lembro
E sinto ainda
Qualquer memória
Fixa e corpórea
Onde pousaste
A mão que teve
Qualquer sentido
Incompreendido.
Mas tão de leve!…

Tudo isto é nada,
Mas numa estrada
Como é a vida
Há muita coisa
Incompreendida…

Sei eu se quando
A tua mão
Senti pousando
Sobre o meu braço,
E um pouco, um pouco,
No coração,
Não houve um ritmo
Novo no espaço?

Como se tu,
Sem o querer,
Em mim tocasses
Para dizer
Qualquer mistério,
Súbito e etéreo,
Que nem soubesses
Que tinha ser.

Assim a brisa
Nos ramos diz
Sem o saber
Uma imprecisa
Coisa feliz.

Fernando Pessoa

Fu un momento

Fu un momento
quello in cui posasti
sul mio braccio,
in un movimento
più di stanchezza
che di pensiero,
la tua mano
e la ritirasti.
Sentii o no?

Non so. Ma ricordo
e sento ancora
qualche memoria
fissa e corporea
ove posasti
la mano che ebbe
qualche senso
incompreso,
ma tanto lieve!…

Tutto questo è nulla:
su una strada però
com’è la vita
c’è molto
d’incompreso…

Che so io se quando
la tua mano
sentii posarsi
sul mio braccio,
e un poco, un poco,
sul cuore,
non ci fu un ritmo
nuovo nello spazio?

Come se tu,
senza volerlo,
mi toccassi
per dire
qualche mistero,
improvviso ed etereo,
che neppure sapevi
dovesse esistere.

Così la brezza
dice sui rami
senza saperlo
un’imprecisa
cosa felice.

dal libro Fernando Pessoa Poesie scelte, a cura di L. Panarese, Passigli Editori, pag. 201.

Sotto la pelle si difende un cuore

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 10:48 pm

inger-christensen

La superficie dell’acqua
taglia se stessa
col ghiaccio

La nave d’inverno
si intimidisce
sulla terraferma

Sotto la pelle
si difende
un cuore

Inger Christensen

Traduzione di Giulia Longo

Poesia n. 321 Dicembre 2016
Inger Christensen. Sotto la pelle si difende un cuore
a cura di Giulia Longo

4 dicembre 2016

RICORDO

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 11:14 pm

pat_2016_silenzio

Lei sola percepiva i suoni

dei miei silenzi. Temevo

a volte che fuggisse il tempo

ostile mentre parlavamo.

Dopodiché ho smarrito la memoria

ed ora mi ritrovo a parlare

di lei con te, tra spirali di fumo

che velano la nostra commozione.

Ed è questa la parte di me che ritrovo

mutata: il sentimento, per sé informe,

in quest’oggi che è solo di rimpianto.

 

Eugenio Montale

Poesia tratta da Diario postumo, 66 poesie e altre, a cura di Annalisa Cima. Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1996.

20 novembre 2016

GIORNO D’ESTATE

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 1:27 pm

mary-oliver

Chi ha fatto il mondo?
Chi ha fatto il cigno e l’orso bruno?
Chi ha fatto la cavalletta?
Questa cavalletta, intendo, quella che è saltata fuori
dall’erba,
che sta mangiandomi lo zucchero in mano,
che muove le mandibole avanti e indietro invece che in su e in giù
e si guarda attorno con i suoi occhi enormi e complicati.
Ora solleva le zampine chiare e si pulisce il muso, con cura.
Ora apre le ali di scatto e vola via.
Non so esattamente che cosa sia una preghiera;
so prestare attenzione, so cadere nell’erba,
inginocchiarmi nell’erba,
so starmene beatamente in ozio, so andare a zonzo nei prati,
è quel che oggi ho fatto tutto il giorno.
Dimmi, che altro avrei dovuto fare?
Non è vero che tutto muore prima o poi, fin troppo presto?
Dimmi, che cosa pensi di fare
della tua unica vita, selvaggia e preziosa?

Mary Oliver

THE SUMMER DAY

Who made the world?
Who made the swan, and the black bear?
Who made the grasshopper?
This grasshopper, I mean– the one who has flung herself out of the grass,
the one who is eating sugar out of my hand,
who is moving her jaws back and forth instead of up and down–
who is gazing around with her enormous and complicated eyes.
Now she lifts her pale forearms and thoroughly washes her face.
Now she snaps her wings open, and floats away.
I don’t know exactly what a prayer is.
I do know how to pay attention, how to fall down
into the grass, how to kneel down in the grass,
how to be idle and blessed, how to stroll through the fields,
which is what I have been doing all day.
Tell me, what else should I have done?
Doesn’t everything die at last, and too soon?
Tell me, what is it you plan to do
with your one wild and precious life?

Mary Oliver, The House Light Beacon Press Boston, 1990.

19 novembre 2016

Residuo

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 11:42 pm

carlos-drummond-de-andrade

Di tutto è rimasto un poco,
Della mia paura. Del tuo ribrezzo.

Dei gridi blesi. Della rosa
è rimasto un poco.

È rimasto un poco di luce
captata nel cappello.
Negli occhi del ruffiano
è restata un po’ di tenerezza
(molto poco).

Poco è rimasto di questa polvere
che ti coprì le scarpe
bianche. Pochi panni sono rimasti,
pochi veli rotti,
poco, poco, molto poco.

Ma d’ogni cosa resta un poco.
Del ponte bombardato,
delle due foglie d’erba,
del pacchetto
— vuoto — di sigarette, è rimasto un poco.

Ché di ogni cosa resta un poco.
È rimasto un po’ del tuo mento
nel mento di tua figlia.

Del tuo ruvido silenzio
un poco è rimasto, un poco
sui muri infastiditi,
nelle foglie, mute, che salgono.

È rimasto un po’ di tutto
nel piattino di porcellana,
drago rotto, fiore bianco,
di rughe sulla tua fronte,
ritratto.

Se di tutto resta un poco,
perché mai non dovrebbe restare
un po’ di me? nel treno
che porta a nord, nella nave,
negli annunci di giornale,
un po’ di me a Londra,
un po’ di me in qualche dove?
nella consonante?
nel pozzo?

Un poco resta oscillando
alla foce dei fiumi
e i pesci non lo evitano,
un poco: non viene nei libri.

Di tutto rimane un poco.
Non molto: da un rubinetto
stilla questa goccia assurda,
metà sale e metà alcool,
salta questa zampa di rana,
questo vetro di orologio
rotto in mille speranze,
questo collo di cigno,
questo segreto infantile…
Di ogni cosa è rimasto un poco:
di me; di te; di Abelardo.
Un capello sulla mia manica,
di tutto è rimasto un poco;
vento nelle mie orecchie,
rutto volgare, gemito
di viscere ribelli,
e minuscoli artefatti:
campanula, alveolo, capsula
di revolver… di aspirina.
Di tutto è rimasto un poco.
E di tutto resta un poco.
Oh, apri i flaconi di profumo
e soffoca
l’insopportabile lezzo della memoria.

Ma di tutto, terribile, resta un poco,
e sotto le onde ritmate,
e sotto le nuvole e i venti
e sotto i ponti e sotto i tunnel
e sotto le fiamme e sotto il sarcasmo
e sotto il muco e sotto il vomito
e sotto il singhiozzo, il carcere, il dimenticato
e sotto gli spettacoli e sotto la morte in scarlatto
e sotto le biblioteche, gli ospizi, le chiese trionfanti
e sotto te stesso e sotto i tuoi piedi già rigidi
e sotto i cardini della famiglia e della classe,
rimane sempre un poco di tutto.
A volte un bottone. A volte un topo.

Carlos Drummond de Andrade

(Traduzione di Antonio Tabucchi)

da “Sentimento del mondo”, Einaudi, Torino, 1987

Resíduo

De tudo ficou um pouco.
Do meu medo. Do teu asco.
Dos gritos gagos. Da rosa
ficou um pouco.

Ficou um pouco de luz
captada no chapéu.
Nos olhos do rufião
de ternura ficou um pouco
(muito pouco).

Pouco ficou deste pó
de que teu branco sapato
se cobriu. Ficaram poucas
roupas, poucos véus rotos,
pouco, pouco, muito pouco.

Mas de tudo fica um pouco.
Da ponte bombardeada,
de duas folhas de grama,
do maço
—vazio—de cigarros, ficou um pouco.

Pois de tudo fica um pouco.
Fica um pouco de teu queixo
no queixo de tua filha.
De teu áspero silêncio
um pouco ficou, um pouco
nos muros zangados,
nas folhas, mudas, que sobem.

Ficou um pouco de tudo
no pires de porcelana,
dragão partido, flor branca,
ficou um pouco
de ruga na vossa testa,
retrato.

Se de tudo fica um pouco,
mas por que não ficaria
um pouco de mim? no trem
que leva ao norte, no barco,
nos anúncios de jornal,
um pouco de mim em Londres,
um pouco de mim algures?
na consoante?
no poço?

Um pouco fica oscilando
na embocadura dos rios
e os peixes não o evitam,
um pouco: não está nos livros.

De tudo fica um pouco.
Não muito: de uma torneira
pinga esta gota absurda,
meio sal e meio álcool,
salta esta perna de rã,
este vidro de relógio
partido em mil esperanças,
este pescoço de cisne,
este segredo infantil …
De tudo ficou um pouco:
de mim; de ti; de Abelardo.
Cabelo na minha manga,
de tudo ficou um pouco;
vento nas orelhas minhas,
simplório arroto, gemido
de víscera inconformada,
e minúsculos artefatos:
campânula, alvéolo, cápsula
de revólver … de aspirina.
De tudo ficou um pouco.

E de tudo fica um pouco.
Oh abre os vidros de loção
e abafa
o insuportável mau cheiro da memória.

Mas de tudo, terrível, fica um pouco,
e sob as ondas ritmadas
e sob as nuvens e os ventos
e sob as pontes e sob os túneis
e sob as labaredas e sob o sarcasmo
e sob a gosma e sob o vômito
e sob o soluço, o cárcere, o esquecido
e sob os espetáculos e sob a morte de escarlate
e sob as bibliotecas, os asilos, as igrejas triunfantes
e sob tu mesmo e sob teus pés já duros
e sob os gonzos da família e da classe,
fica sempre um pouco de tudo.
Às vezes um botão. Às vezes um rato.

Carlos Drummond de Andrade

da “A rosa do povo”, São Paulo: Companhia das Letras, 2012 (1st ed. 1945)

Pagina successiva »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.