Poesia & poemas

13 settembre 2015

La fine del mito

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 12:50 pm

brenda_porster

La poesia designa l’assenza di quella religione che
avrebbe dovuto essere. Essa è religione come lo è il ricordo di una persona
amata, e risveglia a quell’impossibile che è l’assenza.
(Georges Bataille)

La straordinaria promessa che un uomo e una donna si fanno a vicenda è l’opportunità di inventare un mito insieme. Per incantare noi stessi.
(Tim Parks)

e quando il mito non è condiviso?
e l’incanto solamente
un fremente assolo
suonato a orecchie indurite?
non abbiamo
altro che:

un melodia,
una montagna dalle vette innevate, isolata,
ombre d’abeti blu su neve abbagliante,
onde sonore che si curvano infinite
cagliando l’aria gelata,
inascoltate e, come tali,
inesistenti?

uno specchio,
che riflette la nostra stessa illusione,
un solipsismo di visione,
luminoso, fragile:

un muro,
che ci rimbalza i segnali,
che manca di fluidità,
i reciproci rimandi, le mosse combinate
di un gioco di coppia;
anche se ci sono ancora gesti inaspettati,
angoli da compensare,
perché anche l’indifferenza conosce
una certa cortesia:

un dono,
che richiede lo scambio rituale,
“eccolo, è per te”
tirato fuori dalla borsa, non incartato,
anonimo:

e tu,
accetterai
così poco, e così tardi?

e quando il mito si frantuma
– era dunque così fragile –
in vetri aguzzi, pugnali per il cuore,
non è, dopo tutto, una gran
notizia, c’è solo che sei di nuovo
sola, un neutrino infinitamente piccolo
che attraversa la densità della vita
senza lasciar traccia,
insignificante sotto occhi che non vedono
un cielo nero e gelato
noncurante.

Brenda Porster
THE END OF MYTH

Poetry traces the absence of the religion it should have been. It is religion as is the memory of a beloved person, and it wakens us to the impossible, to absence.
(Georges Bataille)

The extraordinary promise that men and women hold out for each other is the opportunity for inventing a myth together. For enchanting ourselves.

(TimParks)
and when the myth is not shared?
and the enchantment merely
a thrilling a-solo
sung to hardened ears?
we have:
nothing, but:

a melody,
a snow-crusted mountain, isolated,
shadow of blue spruce on snow-glaze,
sound’s sine-waves curving endlessly
curdling icy air,
unheard and, therefore,
inexistent?

a mirror,
reflecting our own illusion,
a solipsism of vision,
bright, brittle:

a wall,
bouncing back our signals,
lacking the fluidity,
the reciprocal returns, the matched moves
of a coupled game;
though there are still unexpected gestures,
angles to compensate,
for even indifference knows a certain courtesy:

a gift,
requiring ritual exchange,
so here: for you –
grabbed out of the bag, unwrapped,
anonymous:

and will you accept
so little, and so late?

and when the myth shatters
– for it was that brittle –
to ragged shards, heart-daggers,
there is, after all, no earth-
shaking news, only yourself again
alone, infinitely small neutrino
passing through life’s density
without a trace, insignificant
under unseeing eyes, a black and frozen sky
uncaring.

Nata e cresciuta a Philadelphia (USA), Brenda Porster è vissuta per cinque anni anche a New York, dove ha seguito il corso di dottorato in Letterature Inglese e Comparata alla Columbia University prima di sposarsi e trasferirsi in Italia. Ha insegnato lingua e letteratura inglese sia all’Università di Firenze che in vari licei fiorentini, e da alcuni anni è anche formatrice ministeriale. I suoi due figli frequentano l’università, l’uno a Firenze e l’altra a Cork, in Irlanda. Brenda si definisce un’ ‘americo-italiana,’ per scherzare un po’ sul suo sentirsi ‘frammezzo’ a due culture. Ha ricominciato a scrivere poesia solo due anni fa, dopo più di trent’anni dai primitentativi. Benché abbia vissuto più di metà della vita in Italia, adottando l’italiano come lingua nella vita familiare e professionale, la quasi totalità della sua poesia è scritta in inglese, forse perché, come dice lei, è la metrica dell’inglese che si sente scorrere nelle vene.

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