Poesia & poemas

25 febbraio 2013

COME UN PESCE FUOR D’ACQUA

Filed under: Intercultura,Libri — patriziaercole @ 8:04 pm

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I primi giorni a scuola ero come sordo e muto perché non capivo niente.

Ho paura di dimenticare la mia lingua, così la sera, prima di dormire, mi ripasso sotto voce delle parole.

Ma tu sai dove sono andate a finire tutte le parole che sapevo prima di venire in Italia?

Se dovessi farmi un autoritratto, mi disegnerei biondo con gli occhi azzurri. Poi mi pongo il problema: ma io sono davvero così? No. Allora mi rifaccio con gli occhi a mandorla, bassetto e con i capelli neri. Per tanto tempo non sapevo chi ero: mi offendevo sia se un cinese mi diceva italiano, sia se un italiano mi diceva cinese. Ero come la carne di soia, che non sta né sul banco della carne né su quello del pesce perché è un vegetale.

Mi sento come un drago, che vuol dire tante cose. Il drago è forza, ricchezza, potenza…però è un animale inventato, che non c’è.

Se devo paragonarmi ad un animale, scelgo il ragno. La sua tela viene distrutta, ma lui riesce sempre a costruirne un’altra; poi viene distrutta ancora e il ragno ricomincia da capo…

Mi sento come un pesce fuor d’acqua che deve imparare a respirare e gli manca tutto.

Sono come un fiore che è stato sciupato e strappato dal temporale. Adesso c’è il sole e si riprende un po’, ma non tornerà più come prima.
Tratte da: Interviste a ragazzi immigrati

tratte dal libro COME UN PESCE FUOR D’ACQUA. IL DISAGIO NASCOSTO DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI IMMIGRATI
Autore: AA.VV. – A cura di: Favaro G. – Napoli M.- Editore: Guerini e Associati
I saggi presenti in questo libro vogliono portare in primo piano i bambini e i ragazzi stranieri con le loro storie di scoperta e di disorientamento, le illusioni e le perdite che accompagnano sempre il viaggio di migrazione, le nostalgie e le conquiste di chi si trova a crescere altrove. Per comunicare a chi accoglie quanto siano importanti non solo le risorse tecniche e didattiche, ma anche le risorse emotive intrinseche nel lavoro educativo, come la capacità di osservare e di ascoltare, di imparare a riconoscere i sentimenti e i segnali delle sofferenze piccole e grandi che scandiscono il cambiamento.

1 commento »

  1. eh,già…nn c’è altro da dire

    Commento di gianna — 28 febbraio 2013 @ 10:24 pm


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