Poesia & poemas

24 dicembre 2012

PAROLE SUPERFLUE

Filed under: Libri,Poesie — patriziaercole @ 3:23 pm

CARRANZA MARIA MERCEDES

A tradimento ho deciso oggi,
martedì 24 giugno,
di assassinare alcune parole
Amicizia è condannata
al rogo, per eresia;
la forca spetta
ad Amore perché illeggibile;
non sarebbe male il vile randello,
per apostasia, per Solidarietà;
la ghigliottina come un lampo,
deve fulminare Fratellanza;
Libertà morirà
lentamente e con dolore;
la tortura è il suo destino;
Uguaglianza merita la forca
per essersi prostituita
nel peggior bordello;
Speranza è già morta;
Fede soffrirà la camera a gas;
il supplizio di Tantalo, perché disumana,
se lo prende la parola Dio.
Fucilerò senza pietà Civiltà
per la sua barbarie;
berrà la cicuta Felicità.
Resta la parola Io. Per essa,
per la tristezza, per la sua atroce solitudine,
decreto la peggiore delle pene:
vivrà con me fino
alla fine.

María Mercedes Carranza

Sobran las palabras

Por traidoras decidí hoy,
martes 24 de junio,
asesinar algunas palabras.
Amistad queda condenada
a la hoguera, por hereje;
la horca conviene
a Amor por ilegible;
no estaría mal el garrote vil,
por apóstata, para Solidaridad;
la guillotina como el rayo,
debe fulminar a Fraternidad;
Libertad morirá
lentamente y con dolor;
la tortura es su destino;
Igualdad merece la horca
por ser prostituta
del peor burdel;
Esperanza ha muerto ya;
Fe padecerá la cámara de gas;
el suplicio de Tántalo, por inhumana,
se lo dejo a la palabra Dios.
Fusilaré sin piedad a Civilización
por su barbarie;
cicuta beberá Felicidad.
Queda la palabra Yo. Para esa,
por triste, por su atroz soledad,
decreto la peor de las penas:
vivirá conmigo hasta
el final.

Lector: Usted va a ser mi amigo, casí íntimo, por el tiempo que dure su lectura de estos poemas. Por eso me creo en la obligación de decirle que cada verso fue escrito para usted, con el ánimo de entregarle unas palabras que, de alguna manera, le ayuden a vivir así sea por estos minutos, lo lleven a alentar vicisitudes y sopechas y a ver y sentir zonas mal iluminadas de su realidad. Para algo de todo eso me sirvió a mí escribirlas. Sin embargo, debo aclarar que, así como para poder ver los objetos que me rodean necesito del cristal de las gafas, esta comunicación con usted se ha hecho a través de una persona que en determinado momento me sirvió para ver el mundo: una risa, todas las risas; un cuerpo, todos los cuerpos. A usted y a esa persona entrego estos versos.
María Mercedes Carranza De su libro “Hola, soledad”
(dal suo profilo di My Space)

Maria Mercedes Carranza, poeta e giornalista colombiana nacque a Bogotà il 24 maggio 1945 e morì il 11 luglio 2003. Per la sua poesia, racconti, saggi e attivismo culturale, è stata una figura imponente della letteratura colombiana della seconda metà del XX secolo.
Figlia del poeta e diplomatico Eduardo Carranza, viaggiò per Europa al seguito del padre, fermandosi in Spagna e Francia come addetto culturale. Così María Mercedes rimase sotto l’influenza del padre e della zia materna, la poetessa Elisa Mujica ed ebbe l’opportunità di incontrare e interagire con alcuni dei poeti più famosi dell’epoca. Tornò in Colombia nel 1958 concludendo i suoi studi presso l’Università delle Ande con una laurea in Filosofie e Lettere dove si laureò con una tesi sul lavoro di suo padre. Lavorò come giornalista per quotidiani come El siglo di Bogotà e El Pueblo de Cali, dove diresse le pagine letterarie Estravagario e Vanguardia. Per tredici anni fu redattrice della rivista Nueva Frontera e negli anni precedenti la sua morte fu responsabile della sezione di critica letteraria della rivista Semana. Nel 1986 divenne direttore della Casa della Poesia Silva Bogotà. A un livello più personale, la situazione del paese la toccò personalmente quando suo fratello Ramiro Carranza fu rapito dal FARC. Per questo motivo, fino a poco prima della sua morte condusse una campagna per la pace in favore della liberazione degli ostaggi.
Dopo un lungo periodo di depressione, si tolse la vita il 11 luglio 2003 nel suo appartamento a Bogotà prendendo una dose eccessiva di pillole antidepressive. In suo onore, il presidente del tempo, Alvaro Uribe Vélez, ha dichiarato un minuto di silenzio. Sul suo letto di morte c’era una poesia di suo padre che diceva: “Tutto ciò che cade, sparisce, dice addio, e sto dicendo addio a me.” Aveva 58 anni quando è morta.

Fonte: http://natakarla.blogspot.it/

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