Poesia & poemas

8 dicembre 2011

LA STRADA CHE NON PRESI

Filed under: Poesie — patriziaercole @ 1:32 pm

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata;
Sebbene il passaggio le avesse rese
quasi simili

ed entrambe quella mattina erano lì uguali
con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io –
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

ROBERT FROST

ROBERT FROST Nato a San Francisco nel 1874 (morto a Boston nel 1963), si formò nel New England in un ambiente ancora rurale. Lasciati gli studi alternò per vivere i mestieri dell’insegnante e del coltivatore: una scelta sociale questa della terra, in cui trovò radici la sua poesia.
Nel 1912, già sposato e con figli, decise di tentare la fortuna letteraria in Inghilterra dove, apprezzato dal giovane Pound, riuscì a pubblicare Testamento di un fanciullo (A boy’s will, 1913) e A nord di Boston (North of Boston, 1914). Grazie a questi primi successi potè tornare negli Stati Uniti a continuare l’attività poetica. Scrisse: New Hampshire (1923), Di neve in neve (From snow to snow, 1936), Un albero testimone (A witness tree, 1942), Masque alla Pietà (A masque fo Mercy, 1947), Nella radura (In the clearing, 1962).
Condusse una vita di stoica solitudine, in cui l’esercizio poetico rappresentò la forma estrema di opposizione al nulla, all’esperienza della morte e dell’angoscia. Il grande tema dell’opera di Frost, dalle prime limpide liriche ai testi della maturità in cui si accentuano le note ironiche e moralistiche, è la tensione del rapporto uomo-natura, scavato tanto da rilevarne le trame in cui si intrecciano visibile e invisibile.
Erede della tradizione di Esiodo e Orazio, ma anche del linguaggio di Emerson e di Emily Dickinson, trasferì nelle sue rigorose strutture metriche i suoni e i ritmi della parlata del New England, fondendo conversazione e dramma, gesto fisico e gesto verbale. Nei suoi versi le stagioni, viste non solo nella loro cangiante bellezza, ma anche nella loro tragicità, le figure umane isolate nella campagna, la luce abbagliante e l’ombra, gli animali, le piante, le erbe, vivono come per la prima volta.
Frost per tutta la vita fu un educatore trascinante, che sempre riportava gli studenti alla prova del testo: “l’espressione nella lettura orale, piuttosto che il commento intelligente, sarà ritenuta prova dell’apprendimento”(il valore da lui assegnato al “sound of sense”, il “suono del senso”, emerge nel saggio del 1931 “Educazione attraverso la poesia”).

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