
Con un tetto e con la sua ombra gira
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti dal paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.
Perfino un cervo c’è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.
E cavalca il leone un bimbo bianco
tenendosi ben fermo con la mano che scotta,
mentre il leone scopre lingua e zanne.
E a quando a quando un elefante bianco.
E passano su cavalli anche fanciulle
in vesti chiare, quasi troppo grandi
per questi giochi e nella corsa alzano
lo sguardo in su, verso noi, chi sa dove -
E a quando a quando un elefante bianco.
E il tutto va e s’affretta alla sua fine,
e gira e gira in cerchio e non ha meta.
Un rosso, un verde, un grigio che balena,
un breve, appena abbozzato profilo -.
E ogni tanto rivolto in qua, beato,
un sorriso che abbaglia e che si dona
al cieco gioco che ci toglie il fiato…
R.M.Rilke



Ogni volta che la leggo penso alla velocità delle mie giornate, ai volti che intravedo confusamente, a gli esseri umani che sfiorano la nostra vita e rimangono sulla soglia.
Francesco
Commento di francesco Monterosso — 6 febbraio 2012 @ 6:32 pm